«Faremo del Castello di Rivoli, oltre che un centro espositivo, uno spazio polifunzionale e un museo nel mondo»: così Andrea Bellini e Beatrice Merz, neo direttori del Castello di Rivoli, hanno presentato ieri le linee guida del loro progetto triennale per il museo d'arte contemporanea. Accanto a mostre come «Tutto è connesso», che faranno il maquillage alla collezione ripartendc dalle opere degli ultimi dieci anni, o a personali di artisti come la svizzera Pipilotti Rist (nel 2010) e il tedesco Thomas Schutte (nel 2011) Bellini e Merz puntano su eventi «trasversali», come la serie di incontri sugli «irregolari» (intellettuali fuori schema dal poeta Emilio Villa al cineasta Emile De Antonio) o le proiezioni del ciclo «Fuori Cornice». E anche su un canale tv sul web («per mostrare il backstage dell mostre») e una radio on line, affidata al dj d'Oltralpe Guillaume Sorge, per raggiungere il pubblico più giovane che ama la nuova musica. Di quello che è stato dal 1984 a oggi, sotto le direzioni di Rudi Fuchs, Ida Gianelli e Carolyn Christov-Bagarkiev, uno dei templi dell'Arte Povera, si custodirà l'identità attraverso gli archivi dell'Arte Povera (un progetto già varato dalla Gianelli). L'idea di fondo è di trasformare il museo da luogo «statico» in «agorà», dove chi viene sia in grado di vivere un'esperienza «forte». - La strada dell'agorà è affascinante, ma il rischio è di perdere per strada il patrimonio di credibilità e di prestigio internazionale che il museo ha accumulato in questi anni. Alcuni segnali accreditano questo rischio. Chi avrebbe mai immaginato, ai tempi di Ida Gianelli, la possibilità di realizzare in Italia una grande mostra sull'Arte Povera senza coinvolgere il museo dl Rivoli? Oggi la cosa è accaduta, e nel progetto triennale di Bellini e Merz non si è fatto cenno alle iniziative per i 150 anni dell'Unità, che guarda caso proprio una grande mostra sull'Arte Povera prevedono, ma il cui cuore propulsivo sta a Milano e non a Rivoli. In attesa delle decisioni milanesi, si spera che il museo non entri, nonostante l'entusiasmo di Bellini e Merz, in una fase di declino: ma dimenticano tra le cose da vedere in Piemonte è stato curiosamente per primo proprio il nuovo portale turistico della Regione.