La recente decisione del Consiglio di Stato blocca l' edificazione di una parte significativa della collina di Tuvixeddu, almeno sino a più convincenti valutazioni paesaggistiche. Di essa ci colpisce questo periodo: "Altrimenti opinando, si introdurrebbe una troppo agevole modalità elusiva del sistema di controllo, tanto più significativa (..) in merito alla mancata, specifica sottoposizione al vaglio statuale della autorizzazione paesaggistica resa in ordine al piano". L'accordo di programma di dieci anni fa avrebbe quindi autorizzato un'edificazione nella sostanza abusiva: è quello che avevamo sempre sostenuto, in maniera incessante, con il cuore e la ragione rivolti alla tutela del paesaggio e dell'identità, seguiti da migliaia di cittadini. Costruendo un dossier al quale ci sembra dovrà seguirne un secondo, speriamo più fausto. Che la necropoli di Tuvixeddu 'colpisca' ancora non è un film dell'orrore, per lo meno non di orrore immaginario, ma reale, che traccia le dinamiche e l'odore dei fermenti percepibili dalle cronache della stampa sarda in questi giorni. E' una situazione di allarme. Da ciò che si apprende sulle indagini della Procura della Repubblica: dai rapporti fra il costruttore Cualbu e l'on. Maninchedda al ruolo sempre più delicato nel quale si trova, al contrario di politici e tecnici della precedente giunta per i quali l'indagine del pm pare archiviata, l'ex-Soprintendente Archeologo Vincenzo Santoni. Sembra che desse il parere contrario all'ampliamento dei vincoli sull'area mentre sua figlia lavorava dal costruttore Cualbu. Si negava l'esistenza di altri imponenti gruppi di tombe, un migliaio in tutto. Le speculazioni, i veleni e le ingiustizie che si intravvedono nei resoconti di questi ultimi giorni è impressionante. In una delle frasi delle telefonate fra Cualbu e Maninchedda riportate dall'Unione Sarda si sarebbe persino detto 'non si fanno prigionieri', riferendosi al risarcimento danni che, oltre la Regione, avrebbero dovuto pagare politici e componenti della commissione regionale che propose l'allargamento del vincolo. Un linguaggio che sentimmo da Cesare Previti, tipico di contesti che rimandano ad una politica ed ad una sfera economica che non vorremmo vicini agli scenari di un'inchiesta di Borsellino o di un racconto di Saviano. Una minaccia inquietante che già venne espressa dalle file del centro-destra sardo, con l'idea di una commissione d'inchiesta persino sui professionisti che costruirono il vincolo. Noi crediamo davvero che serva una commissione d'inchiesta sulle relazioni fra politica e speculazione edilizia a proposito del colle di Tuvixeddu. Eppure gli avvicendamenti ministeriali (riguardanti anche funzionari che si sono caratterizzati per la difesa di Tuvixedu) e la spinta verso una 'managerialità' che sovrasta le competenze specifiche della tutela servendo meglio l'esecutivo politico, non riescono ad eludere del tutto le leggi nazionali, a iniziare dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio, e le indicazioni europee che ruotano attorno alla Convenzione Europea del paesaggio, ricordate dal Consiglio di Stato e dal PM dell'indagine in corso. Non sarà facile eluderli neppure se si proporrà nel pieno del suo disegno strategico la sovrapposizione, già sperimentata a Roma, della 'Protezione Civile' sulla tutela. Magari con la nomina di un tecnico come Bertolaso già commissario straordinario sopra i soprintendenti romani al posto di Bondi. Perciò il compito che attende sia il Soprintendente Archeologo di Cagliari e Oristano sia il nuovissimo manager che ricopre da pochi giorni la Direzione Regionale del Ministero è assai delicato: si auspica uno stop definitivo alla cementificazione dell'area (senza escludere una riconsiderazione delle orrende, numerose fioriere che 'valorizzano' i limiti della necropoli). Ci aspettiamo ancora sorprese, e soprattutto i molti fuochi di artificio tipici di una situazione di singolare ed elevata conflittualità politica: L'Unione Sarda del costruttore Zuncheddu attacca il costruttore Cualbu, alcuni settori del PD cercano una comprensibile rivalsa mentre altri settori dello stesso partito, soprattutto in Sardegna, tacciono. Si attendono posizioni anche dalle forze politiche della sinistra, che certo in passato non hanno brillato di incisività. Nel dibattito delle prossime elezioni amministrative troveranno posto le posizioni da prendere su Tuvixeddu, sulla maniera di interpretare e difendere con rigore la costruzione di città sostenibili e dei nostri beni culturali e paesaggistici? Non lo sappiamo. Qualcuno faccia un sondaggio. Ma sarebbe fondamentale rilanciare oggi la difesa di Tuvixeddu in modo trasversale, mettendo al primo piano non il calcolo politico ma la convinzione civica. L'unica soluzione possibile, ribadiamo, è la tutela integrale dell'area, senza edificazioni. Ed una valorizzazione del magnifico colle e della più grande necropoli punica al mondo che non prescinda dalla tutela.