Terzo Valico, Gronda, Erzelli: il presidente di Banca Carige scommette sui cantieri delle infrastrutture che possono rappresentare la svolta per la città «HA PRESENTE un lago che senza gli affluenti diventa sempre più piccoloe salato, fino a intossicarsi? Genova rischiava di fare la stessa fine». L'immagine del lago che si prosciuga è la metafora a cui Giovanni Berneschi, presidente di banca Carige, ricorre quando pensa a Genova. Per lo meno, fino all'altro ieri. «Oggi, però, l'acqua dolce ha ripreso a scorrere e a finire dentro al lago. Gli Erzelli sono già partiti, il terzo valicoè pronto, la gronda arriverà presto. Possiamo essere ottimisti». GIOVANNI Berneschi lunedì mattina era alla stazione di Sampierdarena per la tripla cerimonia di avvio dei lavori di gronda-nodo-valico. E' arrivato da solo, si è seduto in terza fila e ha ascoltato. Soddisfatto. Soddisfatto, presidente? «Sì, finalmente ho sentito delle belle parole da parte di tutti, il sindaco, il presidente della Provincia, quello della Regione, i due ministri». Solo belle parole? «Questo è il punto. Perché alle parole devono sempre seguire i fatti. Io, comunque, questa volta sono ottimista». Perché? «Guardiamo alla realtà. I cantieri degli Erzelli sono già partiti, il nodo ferroviario è stato presentato lunedì insieme al terzo valico e sulla gronda confido che la firma possa arrivare fra poche settimane. Certo, dobbiamo sempre fare i conti con i tempi lunghi della burocrazia e delle procedure, ma stavolta ho l'impressione che Genova sia partita sul serio». L'apertura dei cantieri per le grandi opere può davvero aiutare questa città a ripartire? «Sì, assolutamente. Le infrastrutture che si mettono in movimento significa soprattutto una cosa, lavoro. E qui è lavoro che, come si dice in gergo, gira per quattro volte». In che senso? «L'investimento pubblico come quello per le grandi infrastrutture vuol dire appalti, opportunità per l'industria, l'artigianato e il commercio. I soldi si moltiplicano quindi per quattro e si mette in moto una liquidità che non è fasulla». Intende dire, come quella che è stata alla base della crisi di fine 2008 e che ancora non accenna a diminuire? «Proprio così. Quella era cartae comeè andataa finire, lo abbiamo visto tutti. Fino a ieri c'è stata una corsa a tappare dei buchi. Adesso si cambia, per fortuna». Sulla gronda le cose non sono ancora concluse. «Guardi, Burlando mi è piaciuto proprio. Gli avevano garantito che nell'accordo complessivo ci fosse anche il tunnel. Se viene a mancare, lui si comporta di conseguenza. Ma nonè contro l'opera e quindi la firmerà appena possibile». Presidente Berneschi, ma secondo lei Genova è pronta a governare questa enorme liquidità in arrivo? 622 milioni di euro per il nodo, 500 solo per il primo finanziamento Cipe del terzo valico. E poi altri 450 per i cantieri del porto. «E' pronta, sono sicuro. E spero che questi ultimi atti pongano fine alle polemiche, non se ne può proprio più. So che ci sono delle partite aperte, altre che vanno ancora "medicate", come nel caso di Confindustria, ma si supereranno. Finalmente ci sono le condizioni per il decollo». Qualche consiglio? «Sì, uno al sindaco Vincenzi. Non si faccia prendere in giro. Le parole non bastano, servono i fatti e tocca a lei vigilare sul rispetto dei tempi. Ma so che lo farà». Non c'è invece il rischio che anche sulle grandi opere, alla fine prevalga la polemica politica? «Io non lo credo, perché i colori con questi progetti non c'entrano un tubo, sono un patrimonio di tutti. Per noi, poi, è acqua fresca che entra nel lago e serve a disintossicarlo». Altre volte lei è ricorso alla metafora del lago, indicando appunto Genova come un lago dentro al quale non arriva più acqua. «E' così. Negli ultimi anni era così. Ma ora l'acqua fresca, l'acqua dolce, arrivano. Senza di questa, il lago si prosciuga lentamente e la sua acqua diventa sempre più salata e inquinata. Le grandi opere servono appunto a disinquinare il lago». Resta il fatto che anche questo 2010 sarà durissimo, con una recessione per nulla disposta a farsi da parte. Come sarà per la banca? «Ce la faremo, come ce l'abbiamo fatta nel 2009. Certo, nessuno è immune dalla crisi. Guardiamo che batoste stanno prendendo la Grecia e la Spagna. Qualche bastonata potrebbe arrivare anche qui». E allora? «Si può solo rispondere con la nostra capacità di lavorare bene. Qui c'è tutto, il cemento, la sabbia, l'acqua, anche il ferro. Si possono aprire cantieri, creare lavoro, confrontarsi alla pari con tutti, anche se costretti, a volte, a giocare svantaggiati». A che cosa si riferisce? «A una cosa in particolare, il costo dell'energia. L'Italia lo paga il trenta per cento in più degli altri Paesi. Guardate alla crisi dell'Alcoa, l'azienda è andata fuori mercato proprio per il costo troppo alto dell'energia. E a Prato, avevamo le più belle cartiere d'Italia e sono finite in crisi».