Dopo il danneggiamento delle tre statue colpite con i sassi dai teppisti nei giorni scorsi, una passeggiata al Pincio fa capire come le azioni dei vandali si stiano ripetendo da diverso tempo. Lo scempio è infinito: ci sono statue decapitate, addirittura senza mani o nasi. Qualcuno ha perfino disegnato dei baffi in alcuni volti scolpiti. O semplicemente un paio di occhiali. A Villa Borghese è un susseguirsi di esempi di degrado e incuria. «Tra il 2000 e il 2002 - ricorda il professor Eugenio La Rocca, soprintendente ai Beni culturali del Comune di Roma - tutti i busti sono stati restaurati, con un'operazione costata circa 800 milioni di lire. A noi non compete il controllo, solo il recupero. L'unica soluzione, forse, è l'attivazione di un sistma di videosorveglianza come è avvenuto in altra zone di Roma». Sul busto del Bernini la scritta «Craxi in galera» ha l'effetto del carbonio 14: colloca l'iscrizione tra il '93 e il '94, gli anni di tangentopoli e di mani pulite. Vandalismo d'epoca sfuggito ai ripetuti e costosi interventi di recupero della soprintendenza. Poco oltre sul busto del colonnello Raimondo Montecuccoli, eroe cristiano che guidò i corazzieri durante la guerra dei Trent'anni, è fiorita come una medaglia una scritta inneggiante ai Feddayn della Roma. Risale forse agli anni '80, opera di un tifoso ormai pensionato. Nei viali celebrati negli appunti di viaggio di Goethe e Stendhal ci si aggira tra teste mozzate, calchi che sembrano caricature, mani e piedi amputati. Passeggiate romane che a tratti e in certe sere e con certe ombre rasentano l'horror. Eppure siamo a Villa Borghese. C'è l'obelisco di Antinoo dedicato da Adriano al suo giovane amico annegato nel Nilo; c'è l'orologio ad acqua ideato dal monaco meccanico Giovanni Embriaco, il pendolo, le suonerie, le bacinelle che si riempiono alternativamente, l'idrocrometro. Sincronismi che hanno lasciato il posto a brutture di viario genere tra cartacce, buste e bottiglie gettate via. La Casina Valadier, restaurata e recintata, vista da lontano pare un luogo incantato. Nulla a che vedere con il contorno: sul capo di Torquato Tasso qualcuno ha scritto «io sono uno stupido». All'autore della Gerusalemme liberata è stato poi staccato di netto il mento, segno di un astio maturato non solo dentro una semplice aula scolastica. A Mastro Giorgio hanno cavato e colorato gli occhi; Carlo Botta decapitato, Metastasio scheggiato e lasciato con un cappio al collo, Cattaneo dipinto. I busti del Pincio sono presi di mira da sempre: nasi ammaccati, dita strappate, orecchie tagliate. Mai però il luogo ha assunto come di questi tempi l'aspetto rottamaio di un parco in disuso: panchine diverte, vasi staccati in attesa di essere portati via. Al rito della monetina gettata nella Fontana di Trevi si è sostituito quello della scultura fatta a pezzi e rubata come souvenir. Sarà un caso ma ad essere deturpate sono soprattutto le poche opere che raffigurano immagini femminili. «Tra il 2000 e il 2002 i busti sono stati tutti restaurati-garantisce il professor Eugenio La Rocca, soprintendente ai Beni culturali del Comune di Roma una operazione costata circa 800 milioni delle vecchie lire. A noi non compete il controllo ma solo il recupero ed è un impegno continuo. Del resto non possiamo vivere m questa città come in uno stato di polizia. Né possiamo intervenire su tutto. La situazione cambierà quando entrerà in funzione come è già successo ai Fori imperiali e al Teatro Marcello il sistema di videosorveglianza». II Comune di Roma ha istituito uno speciale nucleo per il Decoro Urbano. Ma non c'è controllo che tenga. Il tiro al bersaglio sulle tre statue poste in una nicchia sulla salita del Pincio sono solo l'utima "bravata". L'ultima di una serie infinita. «Lottiamo contro i mulini a vento - riprende il professor La Rocca - gli appelli al decoro non bastano e per intervenire servono mezzi e finanziamenti». A differenza delle tre opere marmoree danneggiate l'altro giorno, due risalenti al 1830 e una alla Roma imperiale, i busti del no un particolare valore artistico. Nel '90 quelli distrutti furono completamente ri-costruiti in cemento e ricollocati all'ingresso di Villa Borghese. Nonostante si tratti di copie la devastazione è continuata. «Per la maggior parte quelle che restano sono sculture del tardo '800 e dell'inizio del '900. Non sono opere di particolare pregio al punto da essere sostituite e conservate. Questo non giustifica a l'accanimento con il quale vengono danneggiate». Per uno strano caso del destino a rimanere illesi sono stati finora solo i busti di Foscolo e Manzoni. Sul viso è scolpita una smorfia. Forse sorridono.