Sono aperte a Bari e Lecce le mostre con le quali la Biennale di Venezia propone agli indigeni del Sud i «Sensi» dell'arte contemporanea. Sulla operazione concertata fra il ministero che fu di Tremonti, i Beni Culturali e l'Ente veneziano, col supporto generoso di soldi delle Regioni meridionali, abbiamo espresso più volte le nostre riserve. Una scelta di politica culturale sbagliata e insufficiente, abbiamo scritto anche in occasione della presentazione dell'iniziativa a Bari («Gazzetta» del 14 luglio). Altro discorso è, ovviamente, quello sul merito delle due rassegne, che meritano di essere viste. Sono aperte sino al 16 ottobre, le due rassegne di arte organizzate in Puglia dalla Biennale di Venezia sotto il titolo «Sensi contemporanei». A Bari (sala Murat) è stata inaugurata ieri la mostra «La Zona», a Lecce (castello di CarloV) si aprirà stasera la mostra «MovimentoMovimenti». Orari di visita 12 - 23 (lunedì chiuso). Ingresso 3 euro (ridotto 1 euro). Info per Bari tel. 080.528.28.13, per Lecce 0832,24.48.45. Sito www.sen-sicontemporanei.it. Propongono opere già esposte a Venezia l'anno scorso (a quella edizione della Biennale dedicammo tre recensioni, 18 e 25 giugno, 29 agosto 2003). Ecco qualche appunto speriamo utile ai lettori, pur nella necessaria sintesi. Tra l'altro, il catalogo non fornisce lumi sugli autori e le opere esposte. BARI, LA ZONA - Nella sala Murat è ripresentata la sezione di cinque giovani artisti italiani, curata da un critico anche lui giovane, Massimiliano Gioni, che fu allestita in un padiglione nuovo con fiammante piattaforma rossa, all'interno dei Giardini. Il progetto era di un gruppo di architetti attivi fra Genova e Milano, gli A12. A Bari una sequenza video su sette monitor propone una loro indagine su situazioni di ambiente urbano milanese. Un altro video, che dura un'ora e più, documenta (ma è un evidente ripiego) l'intensa installazione di Micol Assael, che a Venezia fece sensazione: porte metalliche di cabine che sbattevano tra vampate di insostenibile calore e scariche elettriche. Di Micol abbiamo scritto ampiamente in occasione della sua personale a Bari nella galleria Bonomo, con lavori di segno opposto, geli di ghiaccio e di vapori. Cambiata è anche la partecipazione di Patrick Tuttofuoco, giovanissimo milanese emergente (ne scrivemmo anche da Torino, quando conseguì il premio Sandretto). A Venezia esponeva grandi sfere coloratissime di plastica che il pubblico poteva far rotolare e cambiare di posto. Spirito ludico, metafora di fuga giovanile dalla realtà impegnata, che a Bari si esprime con tre fantasiose macchinette a pedali da lunapark (non è chiaro se la gente potrà manovrarle). O-maggio, dice lui, al «gioco serio» del barese Pino Pascali. Gli stessi video visti a Venezia rappresentano invece Diego Ferrane, portatore - al contrario - di visioni crude e intense (l'agonia di un cane trattata in ralenti digitale, cinica e patetica insieme) e Anna De Manincor («Non farò mai figli per questo paese», ripetono con desolata determinazione i suoi personaggi femminili. Ma allora eravamo in pieno trionfo berlusconiano). La pittura infine è rappresentata da una parata di ritratti iperrealisti (piuttosto inerti) di persone anziane, da remoto mondo rurale, di Alessandro Ariatti. Si compone così il progetto di Gioni: suggerire una specie di «ritratto italiano». L'Italia come «zona sismica» percorsa da inquietudini, frammentata anche nei linguaggi dell'arte. LÉCCE, MOVIMENTOMOVIMENTI - La rassegna leccese, ospitata nelle suggestioni del castello di Carlo V, è a cura diretta di Francesco Donami, direttore della passata edizione della Biennale, ora in attesa di passare le consegne al suo (ancora ignoto) successore. Sonami ha selezionato una quindicina di lavori di videoarte che a Venezia erano sparsi nelle varie e numerose sezioni della kermesse lagunare. Una specie di compilation del «meglio della videoarte vista a Venezia», che è un po' il pezzo forte di «Sensi», tra l'altro facilmente replicabile (un po' di cassette). La stessa mostra è infatti in corso a Matera (ottimamente allestita in Palazzo Lanfranchi) e andrà in Molise e in Sicilia. E', in effetti, un interessante campionario di esperienze ultime della videoarte internazionale. Non c'è un preciso filo conduttore. Domina il motivo del rapporto emozionale con le tensioni sociali e politiche del nostro tempo, ma tradotto in modalità oblique, tra fantasia amara e ironia fredda supportata dalle invenzioni del digitale. Così, l'israeliano Doron Solomons impasta i giochi maldestri di un padre che vorrebbe fare magie per una figlia scettica con crude immagini documentarie dei kamikaze palestinesi e delle stragi. Il cinese Chen Shaoxiong. mostra i grattacieli di Scianghai inattaccabili dagli attentati di Bin Laden: i palazzi si piegano quando arrivano gli aerei kamikaze, o li bloccano contro le loro pareti. L'iraniana Ghazel gioca a pallone, si tuffa in piscina o scia, intabarrata nel suo chador. Il vietnamita Jun Nguyen Hatsuhiba traduce la memoria dello storico attacco vietcong della notte del Tet in una sognante processione subacquea. Felix Gmelin, tedesco, fa correre bandiere rosse di rivoluzione in una Berlino di strade percorse da auto indifferenti. L'americano Kevin Hanley simula un Fidel Castro morente, nella stessa posa della celeberrima foto del Che dopo l'uccisione. Più poetico il video di Su-Mei Tse, nato in Lussemburgo da famiglia cinese, col quale il piccolo Stato europeo vinse a sorpresa il primo premio per il migliore padiglione a Venezia (ma lì l'installazione era più complessa). Una ragazza suona il violino in un prato contro una montagna svizzera, ma il suono straniante che si ode («Eco» è il titolo) è quello di ramazze degli spazzini in u-na strada di città lontana. «Sogni e conflitti», era il titolo generale della Biennale secondo Bonami. Una condizione del nostro tempo, che l'arte qui torna a rivelare nella poesia nuova dei linguaggi tecnologici, nei suoi «movimenti». Veri o falsi che siano.
I movimenti dell'arte a Bari e Lecce
La Biennale di Venezia propone agli indigeni del Sud le Sensi dell'arte contemporanea con due mostre a Bari e Lecce. La mostra a Bari, "La Zona", è stata inaugurata ieri e la mostra a Lecce, "MovimentoMovimenti", si aprirà stasera. Le mostre presentano opere già esposte a Venezia l'anno scorso. Il catalogo non fornisce informazioni sugli autori e le opere esposte. A Bari, la mostra "La Zona" propone una sequenza video su sette monitor che documenta situazioni di ambiente urbano milanese. A Lecce, la mostra "MovimentoMovimenti" presenta una compilation del meglio della videoarte vista a Venezia, con opere di artisti internazionali.
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