Il finanziamento regionale di due milioni e mezzo di euro per il completamento dei lavori del primo piano è stato revocato. Un appello del soprintendente Martines Il Museo Archeologico nazionale di Taranto (Marta) rischia di essere un'incompiuta della cultura nazionale. Un finanziamento concesso, poi revocato, e di cui si sono perse le tracce, lo lascia a metà. Il piano terra è aperto e il primo piano pure, ma è ancora da completare con nuove vetrine per ulteriori pezzi. Il secondo, invece, è un cantiere aperto: impianti ancora da realizzare, finiture da ultimare, allestimenti da preparare. Sono venuti meno 2.465.000 euro della Regione Puglia. In base a un accordo di programma sottoscritto con il ministero dei Beni culturali sette anni fa, il cui primo risultato fu la riapertura del Museo il 21 dicembre 2007, Bari stanziò due milioni e mezzo per finanziare un secondo lotto di lavori e completare l'allestimento del primo piano. Qui molto spazio è dedicato all'esposizione dei reperti provenienti dalle necropoli del IV e III secolo avanti Cristo, dai monumenti funerari, dalle tombe con oreficerie, in sostanza le collezioni greche, appule e romane che, l'anno scorso, hanno attirato poco più di 55 mila visitatori. Nell'estate scorsa il finanziamento venne confermato, tanto che la Direzione regionale per i Beni culturali del ministero, guidata da Ruggero Martines, bandì la gara d'appalto che fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale a luglio. Cinque mesi dopo la doccia fredda. Quel finanziamento era revocato. La gara d'appalto fu sospesa mentre era in corso. Da quel momento non s'è saputo più nulla. Dei due milioni e mezzo il museo nazionale di Taranto dovrà farne a meno, mentre le porte a vetri si infrangono e non vengono sostituite, le lampadine si fulminano e nelle sale l'illuminazione non è sempre perfetta, in ogni caso inadeguata a un sito visitato da decine di migliaia di persone che arrivano da tutto il mondo. Da Bari gli assessorati coinvolti tacciono. Le elezioni si avvicinano e i finanziamenti dedicati espressamente a un intervento potrebbero lasciare spazio alla parcellizzazione in grado di soddisfare le richieste che alla vigilia di una tornata elettorale, come di consueto, si moltiplicano. La settimana scorsa, ad ogni buon conto, il direttore regionale Ruggero Martines ha indirizzato una lettera al responsabile del servizio Beni culturali della Regione, Francesco Virgilio, al titolare dell'autorità di gestione, Luca Limongelli, e all'assessore al Bilancio, il tarantino Michele Pelillo. Chiede la riammissione a finanziamento del museo di Taranto «nei tempi più brevi possibili compatibilmente con le attività di gestione e programmazione dell'ente Regione». Definisce la revoca «spiacevole provvedimento, imprevisto e intempestivo in fase avanzata di gara» e sottolinea l'importanza del Marta, che «si impone tra i più prestigiosi Musei Archeologici del mondo. L'enorme patrimonio di reperti di cui dispone è tuttavia esposto al pubblico per meno di un terzo, all'interno delle sale fino ad ora riallestite che costituiscono meno della metà delle potenzialità dell'edificio». Proprio per dare una veste definitiva al Museo la Direzione regionale ha pronto un progetto di completamento della ristrutturazione, preparato dai tecnici della soprintendenza ai Beni archeologici, del valore di cinque milioni. Sarebbero sufficienti per ultimare il primo piano, garantendo anche la manutenzione ordinaria e conferendo finalmente al museo tarantino la completezza adeguata a un sito culturale conosciuto in tutto il mondo. Istituito nel 1887, il Marta occupa fin dalle origini l'ex convento dei frati Alcantarini, costruito a metà del XVIII secolo. In seguito a interventi di ingrandimento a metà del XX secolo s'è allargato anche all'adiacente corpo settentrionale dell'ala Ceschi. Nel 1998 ha chiuso, i reperti sono stati trasferiti in parte a Palazzo Pantaleo nella città vecchia e hanno avuto inizio i lavori di ristrutturazione. La parziale riapertura al pubblico è avvenuta il 21 dicembre 2007 con l'allora ministro Francesco Rutelli. Il nuovo percorso espositivo tiene conto delle caratteristiche dei materiali della raccolta museale e dei loro riferimenti ai contesti di scavo. I reperti illustrano la storia di Taranto e del suo territorio, sviluppando il discorso culturale per fasce cronologiche: periodo preistorico e protostorico, periodo greco senza tralasciare i rapporti dinamici con il mondo indigeno preromano, periodo romano, periodo tardoantico e altomedievale.