Una guglia di roccia, la torre Trephor 8 di una cinquantina di metri, all'interno del gruppo delle Cinque Torri, sopra Cortina d'Ampezzo, crolla per cause naturali, sbriciolandosi in più blocchi Un grosso spuntone di roccia, alto una ottantina di metri, frana dalla Forcella dei Ciampei, sui monti tra la Val Gardena e la Val Badia. L'enorme masso precipita a valle fermandosi a 2 mila metri di quota. La cima del Piccolo Cir, montagna sopra passo Gardena, crolla durante un violento temporale. Il masso di circa cento metri cubi trascina con sé anche il crocifisso in ferro che dominava la vetta Quasi mille metri cubi crollano dalla Cima delle Dodici (2.380 metri), nel gruppo delle Odle, tra Gardena, Badia e Funes. Un migliaio di metri cubi di roccia della "Canssles" a quota 2.600 metri frana a valle per un centinaio di metri, andando a finire sul sentiero 13 dell'Alta Via delle Dolomiti Le Dolomiti patrimonio dell'Unesco? Già pensato, risponde il governo. «È da due anni che ci stiamo lavorando insieme con il ministero dell'Ambiente e con i Paesi transfrontalieri interessati: Francia, Austria, Slovenia e Svizzera», spiega il sottosegretario ai Beni e attività culturali Nicola Bono. Che però aggiunge: «Finora abbiamo avuto problemi soltanto con alcune amministrazioni locali, ma supereremo le loro diffidenze». E in effetti la proposta avanzata ieri sulle pagine del Corriere dallo scalatore Reinhold Messner in seguito ai ripetuti crolli di rocce su alcune delle nostre cime più belle, trova qualche riserva. Il presidente della provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder ammette che «il progetto in linea di principio piace, tuttavia servono garanzie precise per tutelare l'economia del posto». Anche il suo omologo di Trento, Lorenzo Dellai, è prudente: «L'idea non è male, ma l'argomento va approfondito». Più chiuso il presidente del Land Tirolo Herwig van Staa: per lui le forme di tutela ci sono già, quelle dell'Unesco porrebbero troppi limiti. Se queste divergenze si appianassero, il ministero crede di poter candidare tutte le Alpi a diventare patrimonio dell'umanità già a gennaio 2005. VANTAGGI E SVANTAGGI «È un fatto di grandissimo prestigio, significa essere sotto i riflettori del mondo intero», sintetizza con enfasi Bono. Più in pratica, ricevere il riconoscimento dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura non prevede finanziamenti. Implica, invece, definire e far rispettare i flussi turistici, il livello di sostenibilità delle presenze, i mezzi di accesso ad alcune zone, i metodi di tutela e conservazione dell'ecosistema. «Non sono interventi generalizzati e uguali per tutti, ma stabiliti in relazione alle singole esigenze. Per questa ragione è indispensabile il contributo delle autorità locali. Sono loro a dover stendere il piano di gestione in concreto, senza il quale non si può avanzare alcuna domanda all'Unesco», va avanti il sottosegretario. E aggiunge: «Chi ha ancora dei dubbi deve capire che questa è una opportunità unica per assegnare un valore aggiunto al decollo definitivo di un territorio così importante qual è quello alpino. Del resto, non siamo nel Far West, e nel nostro Paese già esiste un livello avanzato di tutela a prescindere dall'Unesco». GLI SCETTICI Messner aveva parlato di ostacoli prevalentemente locali, alludendo ai «politici e alla gente che vogliono decidere delle proprie montagne». In realtà dietro alle resistenze di Bolzano, Trento e Tirolo ci sono ragionamenti economici. La giunta provinciale di Bolzano sette e tre anni fa ha discusso la possibilità di chiedere all'Unesco la tutela. L'ultima volta erano stati compilati anche i documenti, che non sono stati mai mandati. Il motivo del dietrofront lo semplifica Durnwalder: «Sappiamo bene che le nostre Dolomiti sono speciali. Ma lì ci vivono persone, famiglie, comuni interi che devono poter estendersi e costruire qualche impianto necessario al loro sviluppo economico. Temiamo che se queste montagne saranno messe sotto protezione particolare, non si potrà più far niente, le iniziative saranno congelate». Bono, che pure dichiara la sua disponibilità al confronto e ricorda che anzi è stato costituito un Comitato nazionale per la consulenza tecnica ai piani di gestione dei siti Unesco e per il monitoraggio dei sistemi turistici locali, non lascia molto spazio ai tentennamenti. «Nessuno può ragionevolmente opporsi al processo di riconoscimento», taglia corto. LA PROCEDURAn piano di azione è stato concordato con l'International Union for Conservation of Nature. In autunno il ministero dell'Ambiente ha in programma una serie di conferenze per proporre un modello di gestione presentato a Paestum nel maggio scorso alla seconda conferenza nazionale dei siti Unesco italiani. Se tutto filerà liscio, cioè se gli enti locali metteranno a punto il loro programma, la «candidatura» delle Alpi potrà essere ufficializzata il prossimo gennaio. «Probabilmente non riusciremo a fermare i distacchi rocciosi, perché sono fuori dal controllo umano conclude il sottosegretario Bono . n governo, però, è impegnato. E intende mantenere il primato dei siti iscritti nella lista del patrimonio mondiale: oggi sono 39 su 788. Mi è dispiaciuto leggere che Messner avrebbe fatto con la Mountain Wilderness richieste ufficiali a Roma senza mai ottenere risposte positive. A noi non risulta».