Ai Musei Capitolini dal 4 marzo una grande mostra archeologica a cura di La Rocca e Parisi Presicce Quando larte esprimeva prestigio e significava lappartenenza ad una élite che maneggiava davvero il potere: così era nei tempi in cui Roma si avviava al culmine della sua espansione e - nella definizione dellidentità, dei confini e delle culture - cercava i punti di riferimento più sicuri. Ciò che per lImpero romano ha voluto dire, naturalmente, la Grecia in una trasmissione di saperi e conoscenze, in un incontro che ha trasformato lOccidente e che costituisce tema storico e storico-artistico di quelli cruciali, che ora si vuole approfondito in unimpresa espositiva a cura di Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, distesa lungo cinque anni, con una mostra allanno sotto il titolo generale "I giorni di Roma". La prima "puntata" "LEtà della Conquista - Il fascino dellarte greca a Roma" è in allestimento, sotto la direzione di Luca Ronconi e Margherita Palli, per inaugurare il 4 marzo ai Musei Capitolini, ed è linizio di un viaggio nellevoluzione del concetto e delle forme di arte classica dalla Roma della fine del III secolo a. C. fino alla decadenza dellImpero. Lesposizione prende le mosse dalla seconda guerra punica, quando Roma era una città senza marmo, in cui i templi erano di terracotta e legno, e non esisteva un piano di sviluppo architettonico che le conferisse limponenza di capitali come Alessandria dEgitto, Antiochia in Siria o come Pergamo in Asia Minore. È questa idea di città che i romani, ingegnosissimi nel copiare e riadattare alle proprie necessità - in questo, straordinari conquistatori - importano dalla Grecia. Spiega La Rocca: «Sarà solo con Augusto che la città di terracotta divenne una città di marmo, come limperatore stesso ebbe a dichiarare in punto di morte». Un processo avviato con larrivo delle prime opere darte greche dopo le campagne militari con i bottini di guerra. Allora, una rapida ellenizzazione mutò la struttura stessa degli edifici, come accadde per esempio per i templi dellArea sacra di largo Argentina mentre, al seguito dei condottieri vincitori, la città si riempiva di un gran numero di artigiani, architetti, precettori, artisti. Arrivarono anche, applicate a magnifiche statue, perle e pietre preziose mai viste prima. E cominciarono a diffondersi iscrizioni greche sugli edifici pubblici (al Circo Massimo) così come sui basamenti delle statue dei generali. È tutto un mondo di fascinazione greca che spazia dallambito religioso (prima sezione in mostra) in cui sono presentati frontoni e statue di divinità come quello di San Gregorio dei Capitolini o le statue di terracotta del British Museum fino ai monumenti onorari. La seduzione ellenica condiziona persino la vita quotidiana dei romani, dagli arredi domestici alle decorazioni e persino i costumi funerari (ultime due sezioni in mostra). La chiusura, il 5 settembre. A seguire, "Il volto dei potenti - Il ritratto romano tra Repubblica e Impero" (2011); "Costruire un impero - LArchitettura come rappresentazione del potere" (2012); "Letà dellEquilibrio - Fra Traiano e Adriano" (2013); "Letà dellangoscia - tra Marco Aurelio e Diocleziano" (2014).
ROMA - Marmi, statue e lusso come larte ellenica conquistò i romani
La mostra "I giorni di Roma" ai Musei Capitolini, curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, è iniziata il 4 marzo. La prima "puntata" è intitolata "LEtà della Conquista - Il fascino dellarte greca a Roma" e è stata curata da Luca Ronconi e Margherita Palli. L'esposizione esplora l'evoluzione del concetto e delle forme di arte classica a Roma dalla fine del III secolo a.C. fino alla decadenza dell'Impero. La mostra prende le mosse dalla seconda guerra punica, quando Roma era una città senza marmo, e mostra come i romani abbiano importato l'arte greca per creare una città più imponente.
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