ROMA. Con l'iscrizione nella lista Unesco delle necropoli di Cerveteri e Tarquinia e della Val d'Orda, l'Italia arriva a 39 siti riconosciuti come patrimonio dell'umanità e conquista la leadership ha i Paesi più belli del mondo. Un primato frutto della nostra straordinaria ricchezza artistico-ambientale, ma anche di una precisa volontà politica di valorizzarla «Per la prima volta - spiega il sottosegretario ai Beni culturali con delega all'Unesco, Nicola Bono - in questo Paese si sta realizzando una strategia del turismo culturale basata su presupposti scientifici e sulla capacità di creare piani articolati e agganciati alla realtà». Onorevole, una bella soddisfazione essere i primi a livello mondiale... Sì, prima condividevamo questa posizione con la Spagna a 37 siti pari. Ma Madrid quest'anno non ha presentato candidature e noi siamo diventati leader mondiali in splendida solitudine. Possiamo dire, quindi, che siamo anche dì fronte a un merito dell'attivismo del nostro Paese per la valorizzazione del suo patrimonio... Le racconto una cosa. Quando mi sono insediato al ministero ho dovuto registrare che il gruppo di lavoro che seguiva le candidature, di fatto, era pari time e questo rendeva molto difficile una gestione corretta ed efficace della vicenda Unesco. Non a caso il mio primo impatto con l'incarico fu negativo: la bocciatura del sito della Val di Noto per una inadeguatezza dell'istruttoria Io sono stato eletto a Noto, capirà... Capisco, e quindi... E quindi il primo provvedimento che ho preso è stato rinforzare quel nucleo che oggi, anche grazie alla riforma del ministero, è un vero e proprio ufficio, dotato di una sua consistenza umana, tecnica e organizzativa coerente con il livello di prestigio da mantenere. Poi abbiamo costituito il Comitato nazionale per l'assistenza tecnica ai piani di gestione e monitoraggio dei sistemi turistici locali Chi ne fa parte? Un gruppo di esperti con competenze in materia di gestione dei beni culturali, restauro, marketing promozione. Un pool fatto di docenti universitari, imprenditori, giornalisti, che possa essere un interfaccia per gli amministratori dei siti Unesco. Il primo prodotto di questo comitato è stato il modello di piano di gestione, cioè l'indicazione di come si procede all'amministrazione del territorio di un sito Unesco per poterne ricavare anche ricadute economiche e sodali A questo proposito, il riconoscimento dell'Unesco comporta ritorni economici? Non in termini di finanziamenti. Ma è un valore aggiunto ed è come se tutti i riflettori del mondo si accendessero su una realtà territoriale. Quello è il momento in cui bisogna agire per sfruttare al meglio questo vantaggio competitivo. Per questo servono politiche di valorizzazione territoriale, la capacità di intercettare gli investimenti dei privati, di portare infrastrutture per il turismo. Questo è quello a cui stiamo lavorando. Con gli organismi di cui parlava? Sì, anche se rientrano in una strategia politica generale che ha obiettivi ancora più ambiziosi. Scardinare alcune decisioni assunte in passato dall'Unesco che penalizzano il nostro Paese, prima fra tutte il doppio tetto di nuove iscrizioni stabilito a Cairns. Ovvero? Il limite di 30 nuovi siti l'anno su scala mondiale e di 2 per Paese. Abbatterlo è stato uno dei miei obiettivi principali per questo ho intessuto una serie di rapporti con altri Stati che hanno i nostri stessi interessi Nell'ultimo vertice siamo riusciti a far innalzare la soglia a 45. Perché questi limiti? Perché a un certo punto sembra essere passata la strana idea che la definizione della lista fosse un fatto politico e non legato alla storia dell'umanità Comunque, come spiegazione viene fornita la tutela dei Paesi sottodimensionati e questa logica sembrava inattaccabile. Noi, invece, sosteniamo che l'abbattimento delle "quote" andrebbe proprio a vantaggio degli Stati meno rappresentati e, in questo senso, proprio l'Italia ha compiuto degli atti concreti Per esempio d siamo messi a disposizione per offrire assistenza tecnica gratuita a questi Stati per la formulazione dell'istruttoria e per aiutarli a vedere riconosdute dalla lista Unesco le eccellenze del loro territorio. In questo senso, tra l'altro, d attestiamo alla guida della cooperazione internazionale in fatto di beni culturali.
Bono: la nostra sfida all'Unesco
L'Italia ha raggiunto il primato mondiale con 39 siti riconosciuti come patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Questo è stato possibile grazie a una strategia del turismo culturale basata su presupposti scientifici e sulla capacità di creare piani articolati e agganciati alla realtà. Il sottosegretario ai Beni culturali con delega all'Unesco, Nicola Bono, spiega che il riconoscimento dell'Unesco comporta ritorni economici e che il Paese sta lavorando per sfruttare al meglio questo vantaggio competitivo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo