I l progetto del gasdotto dall'Algeria alla Sardegna subisce un piccolo stop: il procedimento della Valutazione di impatto ambientale del Galsi deve essere integrato soprattutto alla luce delle valutazioni e delle perplessità mostrate dagli ecologisti. I ricorsi inoltrati dalle associazioni Amici della Terra e Gruppo di Intervento (il primo esposto era dell'agosto del 2008, il secondo nel novembre del 2009), hanno infatti convinto il Ministero dell'Ambiente a chiedere tutta una serie di integrazioni relativamente agli aspetti ambientali, programmatici e progettuali. Ciò, di fatto, ha comportato il riavvio del procedimento del Via (Valutazione di impatto ambientale), che dovrà essere riaperto e integrato con le osservazioni avanzate dagli esperti circa il percorso nel tracciato finale, quello che approda negli stagni prospicienti il Golfo di Palmas. Le osservazioni derivano dall'attento studio portato avanti di un nutrito gruppo di naturalisti, biologi marini, ornitologi, docenti e ricercatori universitari, appassionati di avifauna e di zone umide, ma anche fotografi e disegnatori naturalisti. In più di un'occasione i gruppi ecologisti hanno segnalato il rischio che i lavori di posa del gasdotto possano causare danni irreparabili sia negli ambienti sottomarini del golfo di Palmas, sia nelle zone umide del territorio che ospiterà, appunto, il primo tratto della condotta proveniente dall'Africa. Nello specifico, sarebbero a rischio vasti banchi di posidonia (vegetazione che fornisce ossigeno all'ambiente marino) e gli uccelli lacustri protetti che nidificano, ad esempio, nella palude del Rio Sassu, dove dovrebbe passare il gasdotto. Alcune delle specie sono incluse in una direttiva comunitaria che ne impone la massima protezione. «Sono elementi di riflessione emersi anche di recente a Cagliari - sottolinea Stefano Deliperi, dirigente del Gruppo intervento giuridico - che hanno spinto il Ministero dell'Ambiente a chiedere un'integrazione delle procedure del Via tuttora in corso». Alla luce di tutto ciò, è quindi plausibile ritenere che si possa arrivare anche a una rivisitazione del tracciato che si inoltrerebbe, nel Sulcis, in due Sic, siti di interesse comunitario: tutta l'area di Porto Botte e lo stagno di Santa Caterina, fra Sant'Antioco e San Giovanni Suergiu. Ma nel resto dell'Isola, il tracciato passerebbe attraverso altri cinque siti protetti. «Questo gasdotto - conclude Stefano Deliperi - deve essere e sarà un'utile opportunità economica per la Sardegna e l'Italia, ma non deve trasformarsi per noi in un disastro ambientale ed economico».
Sant'Antioco. Il Ministero dell'Ambiente chiede nuove garanzie. Nuovo stop al progetto Galsi
Il progetto del gasdotto dall'Algeria alla Sardegna è stato sospeso a causa delle valutazioni e delle perplessità degli ecologisti. Il Ministero dell'Ambiente ha richiesto integrazioni alle procedure del Via (Valutazione di impatto ambientale) a seguito dei ricorsi delle associazioni Amici della Terra e Gruppo di Intervento. Le integrazioni richiedono un'attenta valutazione degli aspetti ambientali, programmatici e progettuali, in particolare per il percorso finale del gasdotto che approda negli stagni prospicienti il Golfo di Palmas. Gli ecologisti hanno segnalato il rischio di danni irreparabili agli ambienti sottomarini e alle zone umide del territorio.
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