«I Beni Culturali sono un Ministero a forte vocazione tecnica. Il danno epocale che stanno causando la scarsità di personale e la valanga di pensionamenti decretati dal tandem Brunetta-Bondi è presto detto: senza il progressivo ricambio attraverso gli affiancamenti del personale si colpisce il cuore delle competenze. «Quello che chiamiamo restauro dei monumenti e siti archeologici è, o almeno dovrebbe essere, manutenzione sistematica, conservazione preventiva: insomma basarsi su una programmazione». Così Irene Berlingò, presidente di Assotecnici che riunisce le competenze tecnico-scientifiche del Ministero descrive quel diuturno lavoro di chi conserva i nostri beni architettonici: «Tuttavia - continua -, il drastico taglio dei fondi operato in questi anni ha avuto come conseguenza due il restauro sia finalizzato a degli eventi. Si chiamano gli sponsor per avere fondi e poi vista la scarsità del personale e la necessità di finalizzare il lavoro entro una data ci si affida essenzialmente ai privati, senza adeguati studi preventivi». Le parole pacate e misurate di Berlingò fanno intravvedere il tramonto di una grande tradizione italiana negli scavi archeologici che il mondo ci invidia, o forse ci invidiava. Il caso di Pompei è emblematico: nell'area archeologica vicino Napoli il 14 gennaio è avvenuto un crollo presso la casa dei Casti amanti, probabilmente causato anche dalla fretta. In altri tempi, quando a Pompei cadeva una tegola scoppiava il finimondo, con lunghi articoli su tutti i giornali. Ma oggi il sito è commissariato dalla protezione civile, ed è stato fatto di tutto per seppellire la gravità dell'incidente sotto la lava del segreto.