Quello di cui la nostra regione ha immediato bisogno è un progetto di alto profilo culturale e di grande utilità sociale, con servizi che consentano la fruizione generalizzata di un patrimonio che è dell'intera umanità. Un approccio errato nella creazione di un servizio bibliotecario regionale è quello dipartire da problematiche tecniche e demandare a una soluzione informatica la predisposizione dello stesso progetto. L'equivoco è simile a quello che scambia un progetto sociale con i modelli e gli strumenti economici per realizzarlo. Nel nostro caso è perfino difficile rintracciare un «progetto biblioteconomico» di servizio pubblico per la regione. Se adesso si sta tentando di correre ai ripari, è solo perché un tema in genere escluso dai dibatti è clamorosamente emerso nell'opinione pubblica con l'appello al ministro Urbani. La sfida del domani è nelle domande di oggi, che attendono risposte. Restiamo a un esempio concreto. Al convegno AIE le biblioteche siciliane tenutosi il 28 maggio sono state documentate le conseguenze dell'interruzione del "polo" SBN-Sicilia (la base dati regionale del Servizio Bibliotecario Nazionale, ferma da oltre un anno), ma si è discusso anche della recente attivazione da parte della Biblioteca comunale di un nuovo «polo» SBN che si è aggiunto a quello delle biblioteche regionali, alla rete informatica delle biblioteche d'ateneo (non collegata invece ad SBN) e al motore diricerca della Soprintendenza di Palermo che punta a sei altre biblioteche della città e a quattro della provincia. Questi quattro sistemi non si «parlano» tra di loro né c'è integrazione tra i servizi che offrono: chi volesse fare una ricerca bibliografica sui cataloghi elettronici disponibili in città deve saltare da uno all'altro. Al tempo di Internet è incomprensibile ma, eccetto Ragusa, è quanto avviene in Sicilia. Sarebbe tuttavia sbagliato pensare che tale frammentazione risponda a una logica complessiva, che al momento non è evidente ma lo sarà al suo compimento. E' difficile sostenerne l'esistenza, altrimenti una dimensione territoriale come quella di Palermo ad alta concentrazione di risorse librarie e documentali non presenterebbe un volto così disaggregato. Dire che occorrerebbe una cooperazione tra questi istituti e sistemi è un'affermazione professionalmente scontata ma, senza un progetto che indichi e proponga una direzione, c'è poco da stupirsi se si marcia in direzione opposta. Una intelligence biblioteconomica avrebbe modelli e soluzioni da offrire, come anche l'informatica per quanto riguardale possibilità di integrarle. Entrambi i punti di vista pongono paletti professionali e vincoli tecnici di fattibilità. Ma gli obiettivi culturali, i servizi che si vogliono attuare, le sinergie organizzative che richiedono, la mappa temporale, gli score di controllo e così via, dove e da chi vanno definiti? Occorrerebbe una regia che non c'è stata, ma che rientra nei compiti primari della Regione. E serve un'idea-progetto. Altrimenti, come si possono attrarre risorse? Chiamando uno Sgarbi anche perle biblioteche siciliane come è stato fatto per il progetto Villa del Casale? La sfida è quella di realizzare un "progetto complesso", un sistema documentario territoriale cui partecipino soggetti pubblici e anche privati, dove le necessa-rie competenze possano mescolarsi e potenziarsi. Purtroppo, nell'amministrazione regionale "valorizzare le competenze interne" rischia di rimanere uno slogan, mentre le consulenze esterne e le tante richieste di fattibilità non portano alle sperate soluzioni "chiavi in mano". Chi scrive è stato protagonista e testimone delle difficoltà di entrambi questi approcci. Nel 1997, a me che alle spalle avevo anche un'esperienza nel gruppo di progetto del sistema Hyperarea del CNR, fu affidato il primo incarico di progettare un'architettura informatica per connettere ad Internet la Biblioteca centrale (tramite un OPAC) e il polo SBN-Sicilia, la cui espansione si riteneva dovesse fare da asse per lo sviluppo del Servizio bibliotecario della Regione (SBR). I fascicoli prodotti (alcuni di fattibilità esecutiva) ponevano già allora il problema di una rete informatica regionale in grado di "agganciare", a grappoli territoriali, le biblioteche che avevano chiesto di partecipare al catalogo regionale dei beni librari. I requi-siti tecnologici richiesti erano quelli che nel nostro panorama bibliotecario si stanno applicando solo da un paio d'anni: un protocollo d'interscambio bibliografico e tutte le connessioni su Internet. La premessa era un modello di "sistema aperto" sia in termini bibliotecnologici siano -gli obietti vi biblioculturali, analogamente a quanto era in cantiere in altre regioni italiane. Il progetto fu chiuso in un cassetto. Furono affidati incarichi esterni, ma la situazione non si è mossa dal punto di partenza. Così nel 2000, mancando ancora sia un OPAC di natura regionale che uno della Biblioteca centrale, fui incaricato di un progetto "leggero" e innovativo la cui fattibilità fu comprovata a metà anno da un preventivo di spesa della Nexus di Firenze. Anche questo non ebbe fortuna. Forse in questo caso gli avvicendamenti amministrati vi hanno avuto il loro peso, resta però il fatto che a tutt'oggi manca un chiaro disegno di catalogo e servizio regionale.