La giunta approva la cessione delle aree all'ateneo Santa Maria, la chiesa sconsacrata che da decenni aspetta la sua resurrezione, compie un passo decisivo verso un obiettivo che sembrava insperato. L'ultimo buco nero dei vicoli sopra le Erbe, dilaniato dai bombardamenti via mare del '600 e poi da quelli aerei della guerra, diventerà la biblioteca universitaria di Architettura, ma nel progetto c'è anche una mediateca, una biblioteca di quartiere e un parco archeologico per mostrare i preziosi resti, oggi quasi abbandonati. Giovedì la giunta comunale ha approvato il primo atto per la cessione delle aree di salita Santa Maria in Passione all'Università di Genova. La Filse, finanzierà assieme all'ateneo uno studio di fattibilità per capire come sbloccare la riqualificazione. Tra le prospettive più probabili quella di un project financing che consenta al recupero di decollare concedendo all'investitore di realizzare una modesta quota di appartamenti. Il processo è ripartito su proposta degli assessori Bruno Pastorino (Patrimonio comunale), Andrea Ranieri (rapporti con l'Università) e Franco Miceli (valorizzazioni patrimoniali): il complesso conventuale, in stato di degrado e abbandono, potrebbe tornare a un nuovo splendore. Spiega Ranieri: «Santa Maria in Passione è l'anello mancante fra Sant'Agostino e la zona sottostante del centro storico. Con l'operazione di Architettura a Sarzano c'è stato un ampio risanamento della zona sopra: Santa Maria in Passione è il punto che manca, il collante fra sopra e sotto. C'era un accordo con l'Università per cui questa zona era in loro disponibilità per interventi utili allo sviluppo dell'Ateneo; ora l'Università sta approntando un progetto di fattibilità teso a portare lì la biblioteca universitaria. In giunta si è deciso di dare il via libera: se l'Università troverà i mezzi e le risorse per l'intervento, quell'area è a disposizione dell'Ateneo». Stefano Francesco Musso, preside di Architettura, sottolinea: «Questo atto della giunta è un passaggio necessario, ma non sufficiente, di una lunga vicenda che ha inizio negli anni Settanta e Ottanta quando si iniziò a parlare del polo universitario di Sarzano. Ma con lo squarcio della chiesa del 1457 (o per lo meno di ciò che ne rimane) sempre lì a ricordare la guerra, l'opera è di fatto rimasta un'incompiuta. «La convenzione a suo tempo raggiunta fra Comune e ateneo prevedeva che in futuro anche quella parte potesse essere assegnata all'Università, nelle forme che bisognerà vedere, per un'eventuale espansione e valorizzazione - aggiunge il preside - Dopo tanti anni, forse siamo sulla via giusta per riprendere questo discorso a vantaggio naturalmente della Facoltà di Architettura, che lì potrebbe avere spazi al servizio della biblioteca ma che si potrebbe anche aprire al servizio della città». «Perché quel comparto è un buco nero, è un vuoto - rincara Musso - ci sono cose interessantissime da vedere dal punto di vista archeologico, e tuttavia nessuno vi accede». L'obiettivo, però, è ancora distante. «Faticosamente stiamo cercando di reinnescare le procedure per arrivare a una soluzione - ammette Musso - Poi bisognerà trovare le risorse finanziarie. Siamo ancora ai primi passi, ma è stato ripreso un iter e sono state rimesse in moto alcune pedine. Sono contento anche perché l'arrivo qui di Architettura è stata una delle operazioni urbanistiche più riuscite degli ultimi trent'anni a Genova: questa era una zona completamente abbandonata. Ora si tratta di recuperarla». Un tempo il convento si presentava come un insieme di ampi e articolati volumi frutto di ampliamenti e di sopraelevazioni succedutesi dal XV al XIX secolo. Nel corso degli anni Settanta era stato elaborato il primo piano particolareggiato della biblioteca e di tutto il resto. Costo presumibile 90 mila euro, qualche mese per arrivare alle conclusioni che aiuteranno a capire come impostare azioni e bandi, verrà con ogni probabilità affidato all'architetto Franz Prati, lo studio di fattibilità su quest'area. «Questa volta pare che ci sia una spinta positiva - dice Prati - la ricucitura sta per diventare realtà, grazie anche all'impegno delle sovrintendenze coinvolte e di Urban Lab. L'agopuntura intelligente di Gardella troverebbe il suo completamento qui, e a questo punto tutto il percorso dal porto a Sarzano potrebbe dirsi completato. Che si muova qualcosa, o che si senta l'esigenza di farlo, significa che il processo innestato dall'inserimento di Architettura ha dato buoni risultati per l'intorno». A proposito di fattibilità, ci sarà da lavorare molto per trovare le risorse necessarie. Le residenze e il ricorso ai privati, in questa chiave, potrebbero aiutare. «Non è territorio da speculazioni, questo - continua Prati - gli spazi non sono molti, anche se la zona è sempre più di pregio. Vero è che costruire qualche appartamento potrebbe aiutare anche a ricomporre l'antico percorso, da tempo spezzato, che congiunge Sant'Agostino, via Mascherona, le vecchie mura e appunto Santa Maria in Passione».