VENEZIA «E' tutto ok, possiamo fidarci?». Con il naso all'insù, la famigliola italiana in vacanza, prima di salire in cima al campanile di San Marco, s'interroga, con un filo di preoccupazione. Attimi di titubanza, poi, madre, padre e figlio dodicenne, in coda alla biglietteria, si guardano attorno, si rinfrancano, e vanno avanti. E' il giorno dopo il terremoto che ha scosso il Nord Est, e a Venezia, fragile come ima cristalleria, soprattutto i turisti stanno all'erta, nel timore di altri brividi di paura. «Gli stranieri sono più tranquilli spiega Raffaella Rizzioli, impiegata al Book shop . Ero anch'io sul campanile quando la terra ha tremato, e devo dire che il gruppo di francesi che ammirava Venezia dall'alto ha tenuto un comportamento esemplare. Certo, un po' si sono spaventati, ma, per fortuna, niente scene di panico. L'evacuazione si è svolta con ordine». «Il flusso dei visitatori, ora, è ripreso normalmente». E i gondolieri? «Noi balliamo sempre sull'acqua scherza il capo del posteggio di Vallaresso . Il terremoto l'hanno avvertito soprattutto quelli che stavano in casa». Arrigo Cipriani patron dell'Harry 's Bar era nel suo ufficio, al secondo piano. E un po' se l'è filata quando ha sentito il pavimento tremare. Mentre, i clienti, al piano terra, non se ne sono neppure accorti: le coppe di Bellini sono rimaste salde sul bancone. Invece, hanno oscillato come un pendolo, dai soffitti dei palazzi sul Canal Grande, i sontuosi lampadari di Murano. Però, hanno tenuto. La Serenissima è salva. «Più che i movimenti della terra, noi temiamo l'invasione del mare», afferma Giandomenico Romanelli, direttore dei Musei veneziani. Ma il sindaco Paolo Costa, previdente, pensa che sia opportuno far monitorare i campanili «a rischio» della città lagunare. Il sisma dell'altro ieri potrebbe aver aggravato la situazione, anche se, apparentemente, non si segnala nulla di anomalo. «Mi sono rivolto alla Protezione civile spiega per chiedere un intervento della Commissione Grandi Rischi. Dell'argomento si era già parlato nel corso di una riunione del Comitato per la Salvaguardia di Venezia. Adesso, a maggior ragione, mi sembra il caso di accelerare i tempi». Nel centro storico di Venezia, si contano una quarantina di chiese. Ad esse vanno aggiunte quelle delle altre isole della Laguna. Tutti i campanili sotto controllo, allora? «No, non è il caso . dice Costa . Si faranno valutazioni preliminari di opportunità. Di sicuro, il check-up riguarderà i campanili pendenti. Sono tre». Quali? «Quelli delle chiese di Santo Stefano e di San Giorgio dei Greci, a Venezia. Inoltre, il campanile della Parrocchiale di Burano». Se non vi saranno intoppi, nel giro di alcune settimane, il monitoraggio potrebbe essere avviato. Il sindaco Costa non ha citato il campanile di San Marco, il simbolo della città. Lo conoscono in tutto il mondo. Almeno in cartolina. Ricordate i Serenissimi? Sventolando la bandiera del Leone, una notte di maggio del 1997, calarono in piazza San Marco; con un blitz, scalarono il campanile e là si asserragliarono invocando l'impossibile «riedizione della Repubblica Veneta». San Marco è San Marco: e, dunque, verrà controllato. «Anche se non è tra quelli che oggettivamente destano preoccupazione avverte Romanelli. Il campanile originale, infatti, crollò, per vetustà, nel 1902, un secolo fa. Quindi, fu ricostruito, com'era, dov'era, nell'arco di un decennio. Sono altri i campanili che meritano attenzione». «Credo che si dovrà considerare i più antichi, alti e sottili continua . Tenendo conto del fatto che abbiano o no subito interventi di consolidamento. I campanili di Santa Maria Formosa e dei Santi Apostoli, per esempio, sono stati rinforzati con lavori ad hoc». Al Direttore dei musei preme sottolineare che la fragilità di Venezia, i pericoli che corre, non sono riconducibili ai terremoti. O, comunque, questo genere di rischio non è il più grave. «Sono l'acqua e il fuoco che ci fanno paura», osserva. E subito tornano alla mente le grandi alluvioni (con tutti i progetti per arginarle, come le dighe mobili del Mose) e gli incendi, in particolare quello del teatro della Fenice, finalmente ricostruito. «La morfologia del terreno, la struttura dei suoi edifici preservano la città lagunare dagli effetti derivanti dalle scosse sismiche dice Romanelli . Ricordo con lucidità il terremoto del 1976, con epicentro nel Friuli. Quando la terra cominciò a tremare anche in Laguna, ero in casa, seduto su una poltrona con le rotelle. Per un pelo, non andai a sbattere contro la parete, tanto il movimento fu repentino e veloce. L'oscillazione si avvertì paurosamente, i pavimenti ballavano. La gente che camminava per le calli vide le case in bilico. Risultato? Venezia se la cavò con la caduta di qualche calcinaccio. E con un certo numero di comignoli sbrecciati sui tetti. Danni irrisori, insomma». Il vantaggio della Laguna consiste nel fatto che la base su cui poggiano le costruzioni è «morbida», a differenza della terraferma. «Inoltre la tecnica a palafitta con cui furono consolidate le fondamenta (pali piantati nel fango, molto vicini l'uno all'altro) fece sì che la struttura portante, pur compatta, non fosse rigida». «Infine conclude i palazzi, edificati con la consapevolezza che non potessero sopportare carichi esagerati, sono paragonabili a scatole flessibili. Che reggono bene le scosse, anche forti».