Il tribunale amministrativo ha accettato il ricorso di una società. L'assessore Corsini: "Ricorreremo al Consiglio di Stato" NON c'è pace per il Piano regolatore di Roma. Ieri il Tar ha infatti annullato, perché prive di copertura legislativa, due norme tecniche di attuazione al Prg licenziato da Veltroni nel 2008: quella relativa alla cosiddetta "perequazione" (ovvero lo strumento urbanistico per il quale, a fronte della cessione gratuita di terreni privati per opere pubbliche o per la realizzazione di opere di urbanizzazione, il Comune concede ai privati stessi il diritto a costruire altrove con degli incentivi volumetrici) e l'altra relativa al contributo straordinario, richiesto ai costruttori per l'incremento di valore delle loro aree derivante dalle trasformazioni urbanistiche. Non è la prima volta che il Tar accoglie il ricorso dei privati, nel caso specifico il proprietario di un terreno. Contestato in vari punti, il Prg è infine uscito sempre indenne grazie al giudizio di secondo grado. In allarme il Campidoglio. «L'annullamento dello strumento della perequazione appare un regalo straordinario alla proprietà fondiaria e avrà un impatto molto pesante nell'ambito dell'attuazione del Piano regolatore», denuncia l'assessore all'Urbanistica Marco Corsini, che annuncia appello al Consiglio di Stato «perché c'è bisogno di certezze e univocità dei tempi se vogliamo far partire il rilancio dell'urbanistica in questa città». Preoccupato l'ex assessore Roberto Morassut, che di quel piano fu l'ideatore: «Così viene messo in discussione l'interesse pubblico, che uno dei motori del Prg, e gli interventi nelle aree più degradate». E a chi gli fa notare che forse la responsabilità di tali rischi potrebbe essere sua, Morassut replica: «La perequazione è uno strumento indispensabile per un'urbanistica moderna, usata in moltissimi comuni italiani. Il problema sta in una norma del 1942 che la prevede solo nello stesso ambito di lottizzazione, mentre noi l'abbiamo applicata anche fuori»