Frosini, Pdci: che differenza c'è tra le escort di Berlusconi e i 2000 euro per le terme? Martini: "Credo a Cocchi" Il governatore: "Le intercettazioni? Mi rifiuto di leggerle" «LE INTERCETTAZIONI? Non le ho lette e mi rifiuto di leggerle», dice il presidente della Regione Claudio Martini. «Trovo insostenibile che appaiano sui giornali stralci di conversazioni estrapolati dal contesto lo stesso giorno in cui le persone coinvolte in un'inchiesta sanno di essere indagate. Per me vale la parola di Cocchi. Io gli credo e non accetto le sue dimissioni». L'intervista DALLE intercettazioni, che lei non ha letto, si ricava l'impressione di un clima di contiguità e contaminazione continua tra mondo degli affari e uomini delle istituzioni. Si è fatto un'idea della vicenda intorno a cui ruota l'inchiesta sull'outlet di Barberino? «Cocchi mi dice di non aver fatto alcuna ingerenza, di non aver minimamente inquinato le procedure, di non sapere nemmeno come certe scelte siano andate a finire. Questo mi basta, tra me e lui la cosa finisce qui. Leggere i giornali, invece, non aggiunge nulla ai miei occhi, anzi sul piano etico questa faccenda delle intercettazioni comincia ad inquietarmi». In una telefonata del 28 gennaio 2008 il capogruppo consiliare del "Centrosinistra per Barberino" parla esplicitamente con il sindaco Luchi di un "comitato d'affari" locale, di cui farebbero parte assessore all'Urbanistica e geometra con zio costruttore e fidanzata agente immobiliare. «Sono questioni in cui non entro, aspettiamo che l'inchiesta vada avanti, i piani non vanno mescolati, lo dissi ai tempi dell'inchiesta su Castello e lo ripeto adesso. Un conto è la questione penale e morale, un altro lo stile politico che deve imporre a tutti noi di condurre le relazioni personali all'insegna della massima sobrietà. Questi aspetti vanno distinti, non confondiamoli. I politici devono avere rapporti con imprenditori, è inevitabile. Non siamo eremiti, vediamo e frequentiamo tanta gente. L'importante è gestire questi rapporti con rigore. Nel caso di Cocchi, tra l'altro, c'era un legame di amicizia consolidato». Lei respinge le dimissioni di Cocchi. Perché allora con Carlo Melani, che poi è stato assolto, il partito si comportò in modo durissimo e non aspettò di conoscere l'esito dell'inchiesta? «Ho respinto le dimissioni di Cocchi perché ho un rapporto di fiducia con lui e quello che mi ha detto non mi spinge ad allontanarlo dalla giunta. Nel caso di Melani c'era un'accusa di corruzione ed eravamo in un altro contesto. Ma devo dire che anche quella vicenda, a distanza di Il presidente della Regione: lo stile politico deve imporre a tutti noi relazioni all'insegna della sobrietà Monica Faenzi, la competitor di Rossi, sostiene che va cambiata la legge urbanistica per evitare ogni rischio. «Vorrei intanto sapere con quali atti e quali delibere sarebbero stati favoriti gli imprenditori, per ora siamo alle ipotesi. Ricordo poi che Faenzi appartiene al Pdl, un partito che va avanti a condoni e deroghe e che derubrica il reato di falso in bilancio». Ma anche nella sua maggioranza c'è chi non è tenero con Cocchi. Frosini, segretario dei Comunisti, chiede perché pagare una escort sia grave e farsi pagare un weekend alle terme no. «Non condivido per niente le dichiarazioni di Frosini, le questioni non possono essere messe tutte sullo stesso piano». E se il Pdci per protesta ritirasse il suo assessore dalla giunta? «Sarebbe un atto illogico e sproporzionato». Prima lo scandalo dell'urbanisticaa Campi, dopo la vicenda della società Quadra di Firenze, poi il caso di Montespertoli, ora Barberino. Non cominciano ad essere troppe le indagini sulla gestione amministrativa del Pd per poter parlare di responsabilità personali dei singoli? Non esiste invece una questione morale che riguarda il suo partito? «Esisterà quando tutte queste vicende arriveranno in fondo e ci saranno delle condanne, lasciamo lavorare i magistrati. Per ora ogni volta le inchieste si sono concluse con assoluzioni. E' stato così per Bilancino, per Melani, per il Multiplex che era legittimo. Eppure anche stavolta i giornali parlano già di cupola e comitati d'affari. Invece, lo ripeto, si tratta di questioni di stile, di comportamenti, di qualità delle relazioni instaurate dai politici». Questa vicenda giudiziaria influirà sulla campagna elettorale per le regionali? Finora il Pd toscano si era sempre proposto sulla ribalta nazionale come un modello di efficienza, trasparenza e corretta gestione politico amministrativa da prendere ad esempio. Teme un calo di credibilità? «Francamente mi sembra che la vicenda in sé sia di modesta dimensione. Ma è importante il punto: siamo ancora pienamente dentro la fase dell'antipolitica, c'è un clima di sospetto nei nostri confronti. Penso però che al centro delle preoccupazioni dei cittadini toscani ci siano la crisi economia e l'emergenza lavoro, problemi molto concreti e urgenti. A noi spetta il compito di essere ancora più rigorosi e limpidi di sempre nei comportamenti, meglio fare una cena di meno insomma. Una politica seria è capace di sviluppare il sistema delle relazioni senza infrangere nessuna regola».