Tutta questa storia della stele di Axum, smontata dopo decenni di polemiche e ora abbandonata in un cortile in attesa di un trasloco tutto da stabilire nei tempi e nei modi, è davvero una storia italiana, E non proprio di quelle che farebbero inorgoglire. Nessun altro Paese avrebbe affrontato un'impresa priva di precedenti al mondo (la progressiva sezione e quindi lo smontaggio di un monumento antico in vista di una sua restituzione) senza essere certi, certissimi anzi, delle soluzioni da adottare per la sua spedizione al mittente. I fatti sono noti. L'Italia è impegnata da un gran numero di trattati internazionali (l'ultimo porta la firma del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nel 1997) a restituire la stele al suo legittimo proprietario, ovvero il popolo d'Etiopia. Per decenni i vari governi hanno sollecitato l'applicazione del trattato di pace coni. l'Etiopia del 15 settembre 1947. È vero che Amedeo d'Aosta parlò di un «dono» che il Negus Hai-lé Selassié avrebbe fatto oralmente all'Italia nel 1969. Ma, dopo il colpo di Stato che lo spodestò, tutti i capi di Etiopia sono tornati al punto di partenza: perché smontare la stele senza sapere come e quando restituire il monumento alla buca che già lo aspetta ad Axum? Chi è stato nella città santa etiopica (ma basta aver parlato con qualche uomo politico ad Addis Abeba) sa bene come il ritorno della stele rappresenti un simbolo di peso psicologico inimmaginabile per noi italiani. L'Etiopia storicamente non ha mai subito alcuna invasione nella sua storia secolare. Tranne quella italiana. E secondo l'opinione pubblica etiopica la ferita si può sanare solo con la cancellazione definitiva di ciò che viene considerato un oltraggio. Proprio per questo all'opera di destrutturazione della stele occorreva accompagnare una accurata pianificazione del trasporto. Arrivando ad Axum, si rimane colpiti dal nuovo, fiammante aeroporto intitolato all'imperatore Giovanni IV: marmi, legni, bagni eleganti. La prova più evidente di come tutto sia pronto per l'avvenimento più atteso. Che chissà quando si realizzerà. A volersi divertire, usando l'arma del sarcasmo, si potrebbe tirar fuori la relativa facilità con cui la stele nella primavera 1937 venne presa in consegna dalle truppe italiane ad Axum e trasportata in cinque tronconi a Roma per via d'acqua (partenza da Massaua e arrivo a Napoli dopo diverse settimane). È vero che ora le circostanze internazionali impediscono un analogo tragitto. Ma è altrettanto vero che smontare qualcosa che va restituita senza organizzare la «consegna» sembra un raggiro peggiore dei tanti rinvii di cui è fatta la vicenda