Cristiana Morigi Govi torna oggi pomeriggio tra le raccolte che ha lasciato due mesi fa per presentare il suo nuovo baedeker con Sita, Riccomini, Sassatelli e Mottola Molfino LAsciato l'incarico di direttore, Cristiana Morigi Govi torna questo pomeriggio nel museo del quale è stata, per 37 anni, l'anima: il Civico Archeologico. Ne presenta (alle 17.30 nella Sala Risorgimento, via dei Musei 8) la nuova Guida, che ha lei stesso curato per Editrice Compositori, dando conto della fisionomia assunta dalle diverse sezioni negli ultimi vent'anni, e vi saranno anche Luciano Sita, assessore ai beni culturali del Comune, Eugenio Riccòmini, presidente dell'Istituzione Musei, Alessandra Mòttola Molfino, museologa e presidente di Italia Nostra, e Giuseppe Sassatelli, docente di etruscologia. Direttore, come nasce la nuova guida del museo archeologico? «La vecchia guida, che risale al 1982, non corrispondeva più all'assetto del museo: è cambiato l'allestimento delle collezioni, che si sono inoltre arricchite di nuovi materiali. La nuova guida nasce dalla necessità di dare attualità al museo. Ogni sezione è preceduta da un'introduzione e descritta nei suoi pezzi principali. Ne abbiamo realizzato un'edizione in italianoe una in inglese, entrambe sono già in vendita. La Guida è frutto di un anno di lavoro, non solo mio, ma dell'intero staff del museo». Da due mesi non è più direttore dei Govi Angels. Con che sentimenti torna al museo? «Con grande piacere. La Guida è la conclusione di un percorso professionale, è un ulteriore servizio offerto al pubblico, un gesto doveroso: perciò sono felice». Ha tracciato un suo bilancio? «Ho sempre cercato di creare le condizioni perché il museo si rinnovasse e si proiettasse oltre la sua consistenza. Nonè stato portato a termine tutto, ma una buona parte sì. Nel 1990 abbiamo inaugurato il nuovo allestimento della Gipsoteca, nel 1994 la Sezione Egizia, nel 2005 la Sezione Greca, nel 2007 la Preistoriae tra breve si concludono i lavori per il nuovo assetto della Sezione Romana. C'è un progetto per la Sezione Etrusca». Nel 2000 la mostra dei Principi Etruschi è stata la più visitata nella storia di Bologna. Una mostra del genere si può ripetere? «Fu una mostra assai bella, che esplorava un tema di grande attualità, il rapporto tra gli Etruschi e l'Oriente. Oggi nuovi argomenti non mancano, né è venuta meno l'autorevolezza del Museo Archeologico, ma mancano i mezzi». È ancora convinta dei limiti dell'Istituzione Musei? «Dopo più d'un anno, all'Istituzione mancano ancora progetto scientifico e organizzazione gestionale. E i bilanci dei singoli musei caleranno ulteriormente. Continuo a pensare che l'Istituzione non sia lo strumento giusto, ma dal momento che esiste, le sia diano le linee guida e ci si rimbocchi le maniche». Cosa farà nella sua seconda vita? «Sto progettando l'assetto di due nuovi musei. Il primo è il Museo degli Innocenti a Firenze, il cui cantiere apre entro il 2010, molto interessante. A Monte San Pietro, invece, dove sono consigliere comunale, c'è da fare un piccolo museo del territorio, e io mi diverto a ragionarci sopra».