La denuncia La protesta degli ambientalisti: "Dal Campidoglio nessun provvedimento adeguato, solo nuovi cantieri nella campagna romana" La risposta a chi ha bisogno? Cemento nell'Agro "Ferme le assegnazioni, ma via libera ai costruttori" TUTTA Villa Pamphili, per un totale di 182 ettari. Così grande, secondo i calcoli di Legambiente Lazio, la superficie della campagna romana che verrà devastata dai nuovi alloggi popolari previsti dal piano casa del Campidoglio. La delibera, adottata in giunta nel novembre 2009, ma non ancora arrivata in Aula Giulio Cesare, prevede che sui 26mila appartamenti necessari a fronteggiare l'emergenza casa nella capitale, 9000 siano quelli da realizzare nell'agro romano, nel verde pubblico e nei parchi. Il piano è figlio del discusso e contestatissimo bando che nel novembre 2008 ha sdoganato le aree pregiate della cintura verde di Roma, chiedendo agli stessi costruttori di avanzare le loro proposte per i cantieri dell'housing sociale. Nel frattempo, per mancanza di numero legale, saltano uno dopo l'altro quattro consigli comunali per l'assegnazione di 335 appartamenti e l'annunciato piano per l'emergenza abitativa non riesce neanche a muovere i primi passi. «Di fronte alla disperazione dei senza casa e degli sfrattati accusa Massimiliano Di Gioia, portavoce del coordinamento Liberagro - il Campidoglio non ha saputo dare una risposta pronta ed efficace. Ha invece aperto la strada alle speculazioni su aree di pregio della capitale. Per fortuna è arrivato il vincolo dei Beni Culturali». Ma contro quel vincolo, appena firmato dal ministro Bondi, che tutela 5400 ettari di Agro Romano a sud di Roma, tra Laurentina e Ardeatina, l'assessore all'Urbanistica Marco Corsini, sostenuto dal sindaco Gianni Alemanno, ha già annunciato ricorso. Il bando sull'housing sociale è infatti rimasto un provvedimento adottato in giunta, ma non approvato in consiglio comunale, in via definitiva. Per di più, le aree individuate per le nuove costruzioni sono tutte categorie protette dal piano regolatore vigente, che avrebbero avuto bisogno di una serie di varianti per essere destinate ad altro uso. Un iter molto lungo e complesso, senza il quale il bando non può avere la meglio sul vincolo. Il provvedimento del ministero, comunque, non salva tutto l'Agro Romano dal bando per l'emergenza alloggiativa. Rimangono fuori, per esempio, le aree della Storta, di Casal Boccone, Olgiata, Fontana Candida, Casal Monastero. «L'allarme per l'Agro rimane - ripete il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati anche se la delibera sul piano casa, approvata in giunta nel novembre scorso, circoscrive a 9000 gli alloggi da costruire nella campagna romana, rispetto ai 26mila dell'emergenza abitativa. Ma anche questi 9000 mila significano una colata di cemento in aree che il nuovo piano regolatore ha stabilito di preservare. Non solo, anche sui 5400 ettari adesso vincolati incombe lo spettro dei ricorsi».