Verrà ospitato in due delle sette campate che compongono gli Arsenali Medicei. Prime indiscrezioni sui reperti in esposizione Summit ieri alla Scuola Normale. Si lavora all'assetto gestionale PISA. L'apertura del museo delle navi romane all'Arsenale Mediceo slitta di circa sei mesi. Doveva essere inaugurato il prossimo aprile, ma lo sarà in autunno, presumibilmente ad ottobre. Così ci ha detto uno dei direttori del Ministero dei Beni culturali, Lolli Ghetti, al termine della riunione svoltasi alla Scuola Normale, presenti anche i rappresentanti del Comune, della Provincia, della Regione e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa. Per il Ministero c'erano anche il consigliere dei Beni culturali Mario Torsello e l'altro direttore, Maddalena Ragni. «I lavori - ha detto Lolli Ghetti - procedono spediti e si va verso l'allestimento della prima parte del museo entro l'autunno. Dobbiamo solo trovare la forma di gestione migliore, che riguarda complessivamente l'intera area degli Arsenali Medicei e di cui è ancora tutto in discussione. Una cosa è certa: sarà un bellissimo museo». Lo spazio museale si chiamerà "Museo delle navi antiche di Pisa". Delle sette campate che compongono lo spazio degli arsenali, saranno due quelle che verranno aperte al pubblico. In autunno, nel primo modulo del museo, vedremo la nave ellenistica rinvenuta durante l'opera di scavo, la nave denominata «D» ed un modello a grandezza naturale della nave Alkedo oltre naturalmente a tutta una serie di reperti archeologici a corredo. La nave «D» ha uno scafo di circa 14 metri a doppio fasciame, la nave ellenistica risale al II secolo a.C. ed è di media grandezza ed è stata rinvenuta totalmente smontata. «Sarà un museo vivo - ha detto Andrea Camilli, direttore scientifico dello scavo di Porta Nuova - non solo per un pubblico di specialisti, ma vivrà in stretta collaborazione con il cantiere delle navi romane situato in prossimità della stazione di Pisa San Rossore e sarà legato con un "cordone ombelicale" al centro per il restauro annesso allo scavo». «Questo centro - ha ribadito ancora una volta Camilli - è di per sé un patrimonio eccezionale tant'è che le nostre competenze vengono richieste anche dall'estero, in particolare da paesi asiatici». Il cantiere, a ridosso della stazione di Pisa San Rossore, è di per se stesso un grande museo vivo dove si lavora incessantemente da circa 12 anni. Lo scavo ha permesso di recuperare molti dei materiali che facevano parte del carico delle navi rimaste coinvolte e affondate in seguito alle alluvioni. Molte delle imbarcazioni contenevano anfore vinarie di varia origine (gallica, iberica, adriatica e così via). Il loro recupero ha permesso di verificare come in alcuni casi esse fossero reimpiegate per contenere altre merci. È questo il caso delle anfore vinarie rinvenute in una nave e riutilizzate per contenere conserve di frutta. Facevano parte dei carichi anche alimenti raffinati, come sembrerebbe documentano le scapole anteriori destre di maiale rinvenute nella nave "ellenistica" forse da collegare ad un carico di prosciutti di prima scelta.