Pozzuoli. Ecomostro da demolire o abbozzo di edificio d'autore, da recuperare pienamente? La scelta del modo di definire quello scheletro di cemento armato che domina da trent'anni la sky-line del lungomare di Pozzuoli, ai piedi del Rione Terra, travalica i confini del dilemma lessicale e diventa motivo di un botta e risposta a distanza tra il sindaco di Pozzuoli, Pasquale Giacobbe, e il sovrintendente per i beni architettonici e paesaggistici di Napoli e provincia, Stefano Gizzi. Due settimane fa il sindaco preannunciò la svolta tanto attesa: «Finalmente sono stati stanziati dalla Regione i due milioni e mezzo di euro per l'esproprio e l'abbattimento del secondo e terzo piano dell'ecomostro di via Napoli, recuperandone solo il piano terra per localizzarvi un book-shop, una caffetteria e un centro servizi per i turisti diretti al Rione Terra». Ma il sovrintendente Gizzi, a mezzo stampa, la scorsa settimana ha replicato a Giacobbe. Il caso «La piccola struttura di via Napoli non è un ecomostro, ma un edificio incompiuto progettato da Mario Bucchignani, uno degli architetti più famosi a Napoli nel dopoguerra ha risposto Gizzi Vari anni fa in Conferenza di servizi la sovrintendenza si espresse a favore della demolizione, ma oggi, con atto di autotutela e con opportuna riflessione, la questione a mio parere potrebbe essere rivista». Il dilemma A questo punto fermare o far avanzare le ruspe? Giacobbe non ha dubbi, polemizzando con il sovrintendente: «A Gizzi voglio ricordare che per oltre venti anni la sovrintendenza ha duramente criticato quello scheletro di cemento, reo di deturpare il paesaggio, chiedendone sempre la demolizione ribadisce il sindaco Si tratta di un'opera incompiuta di nessun valore artistico. Un milione e 700mila euro saranno usati per risarcire i proprietari espropriati, il resto servirà per demolirlo». E si mobilita anche il popolo del web: su Facebook è nato un gruppo dal titolo «Abbattiamo l'ecomostro di via Napoli», mentre alcuni internauti ne chiedono l'ultimazione per il tempo libero.