«Bene perché oggi come oggi i colori di Roma sono un campionano». Se n'esce così Piero Sartogo, l'architetto internazionale allievo di Gropius, alla notizia del via libera al piano colore. Un campionario con poco senso, per giunta «Si è passati dai colori caldi, dal pompeiano e l'ocra, che hanno dominato la scena per molti anni come se fossero derivati da approfondita analisi mentre era solo consuetudine, ai bianchi-azzurrognoli del Quirinale, del Palazzo della Consulta e di tanti altri nuovi restauri». Altre città hanno già all'attivo un piano colore, a Roma mancava «La prima è stata Torino, città più omogenea di Roma come architettura. La capitale è fatta per collage, con edifici di epoche diverse messi uno a contrasto con l'altro». Ha un'idea personale su come procedere - «A me piace che hanno fatto diventar bianchi certi edifici, specie quelli cinquecenteschi. Non vedrei una città tutta bianca. Ma bisogna fare un distinguo». In che senso? «Il centro storico è un discorso. Tutto quello che sta intorno è diverso, Suggerirei, grandi variètà di colori, quelle che mancano in centro: invece ne ha bisogno di edifici di tinte diverse, perché è un collage». In periferia? «Più omogeneità, la periferia post-bellica ne ha bisogno, è un campionario caotico e senza senso». Più varietà cromatiche in centro, meno in periferia allora «Anche culturalmente il centro storico avrebbe necessità di maggiori distinguo, essendo Roma nata come collage di architettura. Non è per niente Parigi, molto omogenea, tutta grigia. E tutta un'altra storia, altra luce, altro sole». Ok l'uniformità, ma proprio niente colore in periferia? «Proprio dove non esiste uno spazio urbano ma solo scucito tessuto, l'omogeneità data da un colore, sarebbe quanto mai utile per ridare un'immagine che ora non ha alla periferia. Anche un'identità precisa, come ha la Garbatella attraverso il colore, mentre tutto quel, che gli sta intorno no, eccetto l'Eur». La tavolozza si può sbizzarrire in centro «Lo spazio urbano è molto ben definito sia nelle piazze che nelle strade, quindi si può evidenziare la discontinuità dei secoli e degli edifici mettendo in risalto i monumenti e magari mantenendo più omogeneo il tessuto urbano. Ma tanto so che faranno esattamente il contrario di quello che sto dicendo, schiacciati dalla burocrazia».