Stop al cemento nell'Agro. Bocciato anche il Vaticano. Ecco i colpiti dal ministro Bondi, che ha tagliato piani edilizi per i Mln di metri cubi. La battaglia è appena cominciata. Lo stop alla cementificazione dell'Agro romano (l'area a sud-est di Roma che va dalla Laurentina all'Ardeatina e fino alla Cecchignola) decretato dal ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi, ha già provocato la dura reazione del Campidoglio che ha deciso di ricorrere al Tar contro il provvedimento. La scure di Bondi si è abbattuta su circa 1 milione di metri cubi di cemento: progetti edilizi previsti nel Piano Regolatore varato dalla vecchia giunta guidata da Walter Veltroni e confermati da quella attuale del sindaco Gianni Alemanno. In ballo ci sono i progetti di edilizia popolare a Cecchignola Nord e nella tenuta di Vallerano, le cosiddette compensazioni ottenute dai costruttori capitolini, la riqualificazione delle borgate a Castel di Leva. Ma chi colpisce, nel dettaglio, la scure di Bondi? Il ministero ha pubblicato sul sito internet le schede di tutti i progetti presentati in quell'area, con accanto il responso. Che nella maggior parte dei casi è negativo. Persino l'Apsa, l'amministrazione del patrimonio della sede apostolica, aveva presentato una proposta per alcuni terreni di sua proprietà nell'agro romano. «Rigettata», si legge nella scheda intestata alla Santa Sede. Così come sono stati rigettati i diversi progetti presentati da Cecchignola Immobiliare, società che fa capo a Carlo Torlonia, rappresentante di una delle più influenti famiglie romane e proprietario della Banca del Fucino. Cecchignola Immobiliare chiedeva lo «stralcio dell'area dal vincolo» per più di 110 ettari di Agro. Ad altre famiglie blasonalte, proprietarie di terreni nell'area, non è andata meglio, come i Gaetani di Laurenzana o i marchesi Germi. Meglio è andata invece all'Acea, il cui progetto di rete infrastrutturale su un quarto di ettaro è stato accolto con prescrizioni. E i grandi costruttori? Francesco Gaetano Caltagirone nei giorni scorsi ha fatto sapere di non avere nemmeno un metro quadro di terreno nell'Agro romano. Un altro Caitagirone, Edoardo, invece ha interessi nell'area. Le osservazioni presentate dalle società che fanno capo a lui sono state accolte con prescrizioni. Bocciate invece quelle di un altro costruttore-editore della capitale, Domenico Bonifaci, presentate attraverso la società Ripagrande. «Rigettata» è anche la «previsione edificatoria del comprensorio di Castel di Guido» avanzata dalla Gestione Ristoranti Romani. Anche la famiglia Santareili, noti costruttori cittadini, hanno visto bloccati i loro progetti nell'Agro. La parola a questo punto passa al Tar dei Lazio che dovrà decidere sul ricorso del Campidoglio. Ma c'è da scommettere che anche Bondi non farà marcia indietro sul decreto. Del resto il ministro ha già chiaramente detto che non vuol passare alla storia come colui che ha cementificato ciò che resta dell'Agro romano.
ROMA - Gli impantanati nell'Agro romano
Il ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi, ha decretato lo stop alla cementificazione dell'Agro romano, un'area a sud-est di Roma. Il provvedimento ha provocato la reazione del Campidoglio, che ha deciso di ricorrere al Tar contro il ministro. Il piano regolatore varato dalla vecchia giunta guidata da Walter Veltroni e confermato dalla nuova giunta del sindaco Gianni Alemanno prevedeva progetti edilizi per circa 1 milione di metri cubi di cemento. I progetti colpiti dal provvedimento includono quelli di edilizia popolare a Cecchignola Nord, la tenuta di Vallerano e la riqualificazione delle borgate a Castel di Leva.
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