dopo la bocciatura della torre al porto turistico Lo sfogo dell'archistar: «Sconfitta culturale per la città». Il sindaco Berruti: «Ma i posti barca si faranno» dalla prima pagina «Non mi stupisce avere in corso opere e progetti in tutto il mondo, tra l'altro di portata ben diversa da quello di Savona, ma non aver mai fatto niente in Liguria. Ritengo -prosegue l'architetto che ha studi a Roma e Parigi - sia una sconfitta culturale prima che progettuale: l'idea innovativa era costruire uno spillo sul mare, concentrare il cemento di un porticciolo in un unico tratto distintivo che non comportasse opere a terra ma solo volumi sulla diga foranea. Era la conquista, da parte dell'uomo, di una porzione di terra all'apparenza non a disposizione: il mare. Non significa cementificare il mare ma il contrario, sfruttarlo in modo funzionale per l'uomo. Non è stato capito e non ho più voglia di aspettare. Sono concetti urbanistici e culturali che altrove nel mondo vengono intuiti ma qui non trovano la disponibilità di parte della politica e dell'opinione pubblica e non ha senso insistere e perdere tempo. Vorrà dire che in quel tratto di costa tra Savona e Albissola si farà un bel villaggio vacanze che piacerà tanto a chi contesta il mio disegno e capitolo chiuso. Dite pure che la mia torre è stata demolita prima ancora di nascere ma non è certo una cosa di cui vantarsi: è come demolire i fari dei porti. Chi penserebbe di farlo? Nessuno. E invece alla Margonara si è gridato allo scandalo per la proposta di un faro del futuro». Uno sfogo durissimo e improvviso a tre anni esatti dall'arrivo di Massimiliano Fuksas in consiglio comunale a Savona per presentare il disegno avveniristico di un porticciolo mai del tutto entrato nelle grazie dei savonesi. L'idea di quella torre-grattacielo di forma irregolare, altissima, quasi interamente di vetro ma non per questo trasparente come prefigurato negli elaborati, ha da subito spaventato l'opinione pubblica e anche il Comune di Savona che infatti si era affrettato ad imporre alcuni vincoli: su tutti che nella torre non venissero praticamente realizzate cubature residenziali ma solo turistico-alberghiere e direzionali (uffici). Vincoli difficili da digerire per i committenti privati - la cordata guidata dall'ingegnere Giovanni Gambardella - che ancora pochi mesi fa, in uno dei tanti passaggi dell'iter progettuale, hanno infatti annunciato l'esigenza di rivederli alla luce di un investimento stimato in oltre 100 milioni di euro e impossibile da garantire senza il ritorno della vendita del "residenziale". Ora quest'uscita di scena di Massimiliano Fuksas scompagina i piani e pone una serie di interrogativi sul futuro. Anzitutto la prima domanda è: chi prenderà in mano la nuova progettazione? La pista principale porta allo studio di architettura della figlia dell'ingegner Gambardella, non foss'altro perchéè proprio quest'ultima che nei giorni scorsi ha preso contatti con gli uffici tecnici dei Comuni di Savona e Albissola Marina per parlare del nuovo progetto e delle prescrizioni che dovrà rispettare. Ma saperlo ufficialmente, finora, è stato impossibile. «I progettisti non contano, uno vale l'altro, è l'imprenditore che investe che conta, è lui che decide come far impostare un disegno» ha tagliato corto giorni fa il manager Giovanni Gambardella per liquidare il discorso sul futuro. Il paradosso è che il nome di Fuksas era stato suggerito ai committenti - Gambardella e i vari soci che via via lo hanno affiancato in questi anni prima di perdere la pazienza per l'attesa - per la sua fama internazionale ed il conseguente favore che una sua proposta avrebbe suscitato in una provincia piccola come Savona. È successo l'esatto contrario e lo ha sottolineato il sindaco di Savona poche settimane fa parlando di progetto-boomerang e della malasorte capitata alla città della Torretta. «Siamo arrivati all'assurdo che per l'ostilità alla forte proposta di un archistar come Fuksas tutto il progetto del porticciolo si è arenato e Savona è diventata una città simbolo della lotta di chi contesta le cementificazioni - ha contestato Federico Berruti - noi savonesi passiamo per essere chi non siamo: cementificatori che vogliono aggredire il mare e la costa per via di un progetto di cui non abbiamo alcuna responsabilità. Noi abbiamo detto sì solo all'idea di "un porto", non di "quel porto". Noi alla torre di Fuksas rinunciamo volentieri, ma non vogliamo rinunciare ai posti barca e all'indotto che ne deriverà. Tutte le città liguri hanno fatto o stanno facendo porticcioli e non si capisce perché Savona sia finita in questo "cul de sac" da cui non riesce a uscire». Parole fin troppo esplicite che non a caso, a distanza di poche settimane, hanno portato al commiato di Fuksas. Un'uscita di scena forte, come nel suo stile, non priva di critiche e frecciate alla Liguria che non l'ha capito. Ha sbattuto la porta lui, probabilmente fiutando che sarebbe stata sbattuta presto. Dario Freccero