Anche la storia dell'arte, come la storia del crimine, ha i suoi Wanted, capolavori scomparsi ai quali gli studiosi danno la caccia per anni nella speranza che non siano andati distrutti. Quando, poi, uno di questi "ricercati" viene finalmente scoperto, grazie a un'indagine ben condotta oppure a un insperato colpo di fortuna, la soddisfazione nel mondo dell'arte è enorme. Proprio questo è avvenuto di recente per il quadro Pasce oves meas (cm. 257 x 217), un capolavoro tardobarocco di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio (Genova, 1639 - Roma, 1709), che è stato ritrovato in Calabria in un nobile palazzo di Vibo Valentia, dopo che per quasi due secoli se ne erano perse le tracce. Autrice di questa sensazionale scoperta è stata Rossella Vodret, soprintendente al Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico per la Calabria, che ha riconosciuto la mano del Baciccio in un dipinto conservato in una importante raccolta privata della regione, nella quale risultava documentato fin dal 1833, ma con l'erronea attribuzione al napoletano Pacecco De Rosa, un pittore in realtà assai inferiore rispetto al Baciccio. Gaulli, infatti, viene considerato niente di meno che il "Bernini in pittura" e d'altronde bastano gli affreschi eseguiti nel soffitto della chiesa romana del Gesù per giustificare questa fama. Ma per tornare alla scoperta, l'esistenza di un quadro dei Baciccio raffigurante il Pasce oves meas, ossia l'episodio evangelico relativo al momento in cui, dopo la resurrezione, Cristo appare agli Apostoli sul lago di Tiberiade e conferisce a Pietro il sommo incarico di pastore dicendogli: "Pasci le mie pecorelle", era noto da tempo agli studiosi sia attraverso notizie documentarie sia grazie ad alcuni disegni. Nel 1996, infatti, Maurizio Fagiolo dell'Arco, pubblicando con Rossella Pantanella quattro inventari inediti dei beni della famiglia Gaulli segnalava, tra i quadri da ritrovare, un dipinto che il figlio del pittore, l'avvocato Giulio, teneva nella sua camera da letto, e che nell'inventario redatto dopo la sua morte, nel 1761, era descritto come un "Quadro grande di Cristo col pasce oves meas". Il dipinto era valutato dal perito pittore Ludovico Mezzanti 300 scudi, una cifra piuttosto considerevole. Giulio, inoltre, risultava possedere anche un bozzetto per questo dipinto (ancora da ritrovare), mentre due disegni preparatori, relativi a quest'opera, erano stati resi noti fin dal 1976 da Dieter Graf. Nell'inventario della moglie di Giulio, Marianna, redatto nel 1776, compaiono specificate anche le misure dell'opera (12 palmi di base per 10 di altezza). È così che Rossella Vodret, confrontando i disegni preparatori pubblicati da Graf, e le misure riportate dall'inventario, con il dipinto calabrese, ha potuto constatare che si trattava proprio dell'opera del Baciccio a lungo dispersa. Il quadro è stato acquistato dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico per la Calabria, che lo ha destinato alla Galleria Nazionale di Palazzo Arnone, a Cosenza. Il dipinto è stato presentato due giorni fa a Palazzo Barberini.
E in una raccolta privata spunta il dipinto del Baciccio
Il quadro Pasce oves meas, un capolavoro tardobarocco di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, è stato ritrovato in Calabria dopo quasi due secoli di dispersione. L'autrice della scoperta è Rossella Vodret, soprintendente al Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico per la Calabria. Il quadro raffigura l'episodio evangelico in cui Cristo appare agli Apostoli sul lago di Tiberiade e conferisce a Pietro il sommo incarico di pastore. Il quadro era noto agli studiosi attraverso notizie documentarie e disegni, ma la sua ubicazione era sconosciuta.
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