I restauratori pubblici sono con lacqua alla gola. Un settore fondamentale per leconomia capitolina, in grado di garantire un adeguato livello di valorizzazione e manutenzione dei nostri monumenti, con ricadute dirette nel comparto e indirette in tanti altri settori come il turismo, la cultura, lo spettacolo, sconta la mancanza di politiche adeguate al suo sostegno e la progressiva riduzione delle risorse destinate. A darne conferma sono i dati forniti alla Cna dal Cresme sul numero e gli importi a base dasta dei bandi di gara pubblicati nellultimo triennio. Alla Camera di Commercio di Roma risultano iscritte 400 imprese che dichiarano di effettuare lavoro di restauro, due terzi delle quali operanti nel campo del restauro di opere darte sottoposte a tutela. In tutto il Lazio sono 168 le imprese abilitate ad effettuare lavori pubblici di restauro di superfici decorate e beni mobili di interesse storico e artistico per importi superiori a 150.000 euro. È il 25 del totale nazionale. Tali imprese sono per lo più di piccola dimensione, tanto che sono soltanto 19 quelle che possono partecipare alle gare di importo pari o superiore a 2,5 milioni. Ebbene, la situazione attuale parla di importi a base dasta dei bandi di gara pubblicati per il comparto del restauro che sono scesi nella Provincia di Roma dai 91,3 milioni di euro del 2007 ai 68,3 milioni del 2008. Il periodo gennaio-novembre 2008 ha fatto registrare 54,4 milioni di euro che se confrontati con i 34 milioni del corrispondente periodo del 2009 danno una chiara idea della tendenza in atto. Se estendiamo lanalisi al territorio dellintero Lazio lo scenario non cambia e gli importi calano dai 104,7 milioni del 2007 ai 78 milioni del 2008. Mettendo a confronto i primi 11 mesi del 2008 con quelli del 2009 si passa da 63 a 49,5 milioni. A calare è il numero delle gare. Fra gennaio-novembre 2009 e lo stesso periodo dellanno precedente, la diminuzione delle gare è pari al 54 per la provincia di Roma e al 43 per la regione. Il calo degli investimenti destinati al restauro non è lunico elemento di preoccupazione per gli operatori: sono cambiate le modalità di ammissione e di svolgimento della prova di idoneità per lacquisizione della qualifica di restauratore, requisito indispensabile per operare sui beni tutelati dalle Sovraintendenze al Patrimonio artistico e culturale. Le disposizioni contenute nel Dm 5309 che disciplina queste modalità rischiano di tagliare fuori dalla professione centinaia di imprese artigiane e di pmi che operano nel settore da anni. Per questo la Cna ha dato sostegno legale alle imprese che hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro il bando per lacquisizione della qualifica. Nella prima udienza del 16 dicembre è stata fissata la discussione sul merito nel mese di maggio e sono stati evidenziati gravi profili di incostituzionalità della disciplina normativa. Ufficio studi Cna Roma