Gaty Sepe inviato Pompei. «Con il presente intervento l'area sarà messa in sicurezza e restituita alla fruibilità di studiosi e visitatori». Il cartello, uno dei tanti che segnala lavori in corso, è all'ingresso del percorso e suona insieme come un avvertimento e una promessa. Nell'area degli Scavi i cantieri aperti attualmente sono una trentina e i divieti d'accesso e i lucchetti, che ogni tanto sbarrano il cammino e lo sguardo dei visitatori, ancora tanti. Ponteggi e impastatrici spuntano tra una colonna e una domus, mentre i caschi gialli degli operai interrompono il paesaggio umano di giovani coppie giapponesi, gruppi di americani e comitive di anziani tedeschi, e il rumore dei mezzi meccanici rompe un silenzio proverbialmente di pietra. È una bella giornata, di quelle che solo il clima mediterraneo può regalare come un capriccio nel bel mezzo di un piovosissimo inverno, e i visitatori fortunati se la godono nella città antica. Del tutto ignari dell'ultimo mistero di Pompei: quello del crollo di una gru, di un muretto, della frana e dei danni che ne sono conseguiti, che la direzione degli Scavi avrebbe taciuto e sul quale, invece, la parlamentare del Pd Luisa Bossa annuncia un'interrogazione al ministro Bondi. L'incidente è avvenuto nel cantiere della Casa dei Casti amanti, il cui progetto di restauro, recupero e apertura figura nelle prime righe del programma presentato - e approvato - al ministero dal commissario straordinario Marcello Fiori lo scorso 13 novembre, per tirare fuori dall'emergenza Pompei entro il 30 giugno 2010. «Più che di un mistero parlerei di una bufala. Il 14 gennaio c'è stato un piccolo smottamento, causato dalle forti piogge, di quello che era sempre stato considerato solo un terreno agricolo, in un vicolo a fianco alla casa. Non ci sono stati danni. Anzi, il crollo ha fatto affiorare un altro peristilio e abbiamo subito aperto un nuovo cantiere d'urgenza per proseguire gli scavi della nuova domus da portare alla luce» spiega Fiori. «La gru è ancora lì, smontata, ad almeno 30 metri di distanza dal cantiere. Era servita per portare il materiale per la copertura della casa - spiega Antonio Varone, direttore dell'area ARCHEOLogica - e fortunatamente non è mai crollata, altrimenti avrebbe danneggiato tutta la struttura di copertura». Smaltita la rabbia - «mi sono sentito profondamente umiliato all'idea che qualcuno possa usare quello che sto facendo per Pompei per farsi campagna elettorale» - Marcello Fiori preferisce oggi parlare di quello che per fine febbraio sarà un cantiere-museo aperto ai visitatori. Dentro la casa dei Casti amanti, passerelle di metallo corrono tutt'intorno agli scavi: un percorso guidato che porterà i turisti, a piccoli gruppi, nel ventre del cantiere ancora palpitante, a fianco e sopra di chi, nel frattempo, magari sta ancora recuperando i meravigliosi frammenti del soffitto della «sala dei pittori a lavoro» mandato in frantumi da una bomba della Raf durante la guerra. O ripulendo le colonne del peristilio intorno al giardino interno dove, grazie alle analisi del polline effettuate da Annamaria Ciarallo, sono state recuperate le piante originarie. Un sistema di schermi accompagna poi il visitatore, con un percorso multimediale che illustra la particolarità ARCHEOLogica del sito e tutte le fasi del recupero, iniziato con gli scavi nel 1987 proseguito poi con il restauro partito a novembre 2008. «Pompeiviva» è il «claim» scelto per traghettare Pompei fuori dall'emergenza. Il progetto, oltre ai Casti amanti prevede anche la restituzione, come domus multimediale, della Casa di Giulio Polibio, la riapertura delle terme, la realizzazione di un nuovo punto di ristoro e la riapertura del Teatro che ospiterà la stagione estiva del San Carlo. «Dei 40 milioni del budget della gestione commissariale - spiega il commissario - ben 37 sono destinati ai lavori. Sono in preparazione anche i bandi per l'arredo urbano e la segnaletica. Tutti i lavori sono affidati sempre a ditte della soprintendenza, su cui la Prefettura abbia eseguito accertamenti. Ma insomma - sbotta - le sembriamo la Spectre?». La Spectre certo no. Ma deve pur far riflettere il ricorso continuo all'uso dei commissariamenti per la tutela del nostro patrimonio. «Su questo sono pronto a riflettere, ma non ho dubbi che per Pompei, dove si è da poco insediata una commissione d'accesso per la verifica degli atti comunali, il commissariamento sia una risorsa. Non si tratta di avere dei superpoteri, ma quelli utili agli stati d'urgenza, che sono superiori a quelli di un soprintendente. Per la prima volta alla Bit di Milano, per esempio, sarà possibile stipulare accordi per Pompei. O lavorare d'intesa con la Curia: lo sa che fino ad oggi il vescovo e il soprintendente di Pompei non si erano mai incontrati»?.