I vandali si erano già ricordati delle statue sistemate nelle nicchie sulla prima salita del Pincio, durante la notte di Capodanno del 2000. Allora furono due di queste, l'Igea e il Genio della pace, a essere prese di mira nel bel mezzo dei festeggiamenti per l'arrivo del terzo millennio. Ma i danni, allora, furono contenuti in circa quattromila euro. Stavolta costerà di più, decine di migliaia di euro secondo le prime stime, restituirle alla città. Non sarà facile riportarle all'originaria bellezza, dopo il raid di ieri a suon di sampietrini che non ha risparmiato neppure la terza, il Genio delle arti. «Hanno tentato di distruggere il più possibile», dice sconsolato Eugenio La Rocca, soprintendente ai beni culturali del Comune di Roma. Un fatto strano, continua La Rocca, «in un posto sempre affollato e con un continuo passaggio di auto e persone. Avranno scelto il momento più sicuro per nascondersi agli occhi della gente, in piena notte prima dell'alba». Il quadro dei danni assomiglia molto da vicino a un bollettino di guerra. La statua allegorica di Igea, dea della salute, è forse quella che se l'è passata meno peggio. E' stata seriamente danneggiata la mano destra, ma almeno i frammenti sono stati recuperati. Molto più malconcio il Genio delle arti, a cui sono stati staccati l'avambraccio destro e un pezzo di ala. Alla statua realizzata dallo scultore Filippo Gnaccarini sono stati anche scheggiati i piedi. Il Genio della pace, infine, si presenta ora senza un pezzo dell'ala sinistra e una parte della corazza, che però è stata ritrovata. Asportato anche un pezzo della fiaccola, di cui è stata rinvenuta la parte superiore. Anche in questo caso i piedi hanno subito seri danni. Finita la conta, toccherà passare alla fase del restauro. Un'opera che, sottolinea La Rocca, «graverà completamente sui fondi della Soprintendenza, a meno che non si riesca a trovare i colpevoli». Il personale addetto, invece, sarà esterno (della ditta Zetema che, tra l'altro, gestisce il servizio di custodia dei Musei Capitolini) in quanto l'ente di piazza Campitelli non dispone di propri restauratori. «Dobbiamo fare un progetto apposito - spiega il soprintendente - perché questi non sono lavori che si possono improvvisare. Speriamo comunque di completare tutto entro qualche mese». Il raid di ieri rimette in evidenza il problema della tutela dell'immenso patrimonio storico e culturale di Roma. Tanto che c'è chi, come il capogruppo della Margherita in consiglio comunale Luca Giansanti, propone la rimozione delle statue che e la loro sostituzione «con simboli che ne indichino l'assenza». Un modo per «stimolare la cultura civica dei romani». «Stiamo intervenendo per la messa in sicurezza delle opere - chiosa La Rocca - ma non è possibile difenderle tutte, sono troppe».