PHILIPPE Daverio, che ne ha introdotto il tema e l'idea, al nastro di partenza di San Giorgio in Poggiale - ore 19 - ha detto che, nella sostanza, questa Bologna si rivela sono «due giorni di presa di coscienza» della loro storia da parte dei bolognesi. Si riferisce al ruolo che Bologna ha svolto nell'elaborazione della parola intellettuale, cognitiva, estetica ed estatica. Maè una presa di coscienza a prescindere. Un Bologna Pride. Che prende d'assalto San Giorgio in Poggiale, dove un bravissimo Alessandro Bergonzoni ha concentrato in due minuti la sua performance, quasi il colpo di pistola d'inizio gara. Che si trasforma in ordinatissima lunghissima coda davanti all'emozionante chiesa di San Colombano. Che diventa la folla di nasi all'insù nella sala dei Carracci di Palazzo Fava. E la gente su gente a Palazzo Pepoli Vecchio. E alle ore 20e 45, Santa Cristina, che pure rimane un po' in disparte, è murata ben prima dell'inizio della conferenza su musica e parola. In Palazzo Pepoli Vecchio, che a rigore costituisce la parte del percorso che davvero si rivela, poiché nessuno vi ha messo piede dall'inizio del restauro avviato dalla Fondazione Carisbo, si entra da via Castiglione 8 e si esce da via dei Pepoli e il frattempo, come direbbe Alessandro Bergonzoni, è un lunga teoria di persone che sfila davanti a schermi e teche di plexiglass fino all'uscita, dov'è allestito un punto ristoro da campo - bevande calde per gli infreddoliti, che da qui raggiungeranno Casa Saraceni in via Farini e Santa Cristina in piazzetta Morandi. Continua così fino a mezzanotte e ai fuochi d'artificio in piazza Maggiore. E da un luogo all'altro di Bologna si rivela ci s'imbatte nelle luci accese e nelle porte aperte dell'Art White Night: gallerie, cortili di palazzi, musei civici, piazze. «Sei sul chi vive» ammonisce all'ingresso di San Giorgio in Poggiale l' incipit dell'installazione di dipintie testi di Alessandro Bergonzoni. Sono sul chi vive, oltre ai padroni di casa Fabio Roversi-Monaco e Daverio, anche Romano Prodi, Marco Tutino, Roberto Grandi e con loro centinaia e centinaia di persone che qui iniziano il loro personalissimo Bologna Pride, testimonianza militante di una città e di cittadini migliori di come li si rappresenta: «Abbiamo un tempio tra le tempie» (Bergonzoni). In San Colombano, un volta entrati, l'emozione toglie la parola. Fa gli onori di casa Luigi Ferdinando Tagliavini: introduce i brani di Gerolamo Frescobaldi eseguiti agli organi in cantoria e in abside, da giovani musicisti. Sono qui raccolti gli strumenti della sua collezione: organi, clavicembali e spinette - antichi, preziosi, rari, disposti nelle diverse sale del complesso, che fu il più antico monastero di Bologna, anche nell'Oratorio, dove le persone siedono sugli scranni a riempirsi gli occhi della gloriosa gara di pittura cui diedero vita Guido Reni, Domenichino, Lucio Massari, Francesco Brizio. Palazzo Fava, in via Manzoni 2, è un cantiere: i lavori si concludono tra cinque mesi, ma il restauro della sala dei Carracci è finito. Le luci sono basse, le persone si chiedono cosa fossero queste sale prima. Prima Palazzo Pepoli Vecchio era un glorioso infelice palazzo tardo medievale snaturato dall'uso. Della sua futura vita danno testimonianza alcune sale (su una trentina): la grafica, la brevità di testi, la promiscuità di illustrazioni e opere d'arte, l'efficacia della comunicazione sono attinte al linguaggio del Cd-Rom. La trecentesca Madonna del Ricamo è esposta con pari dignità di una riproduzione; non c'è da stupirsi che intorno a questo nuovo museo di storia si sia accesa un disputa museografica. La Fondazione Carisbo invita i visitatori, bolognesi e no, a esprimere il loro giudizio. Oggi si replica dalle 17.30 alle 23. Aperti anche il museo Davia Bargellini (ore 15-18.30), il Medievale (17.30-23), l'Archiginnasio (14-19).