«Nulla repugna più della conoscenza a molti, forse a troppi di coloro che sono chiamati a risolvere i problemi» (Luigi Einaudi «prediche inutili») Cinque anni fa, quando ancora Enzo Ghigo guidava la Regione Piemonte sotto le bandiere del centrodestra e la sanità subalpina era dominata dagli scandali giudiziari (Odasso, valvole cardiache, Ciriaco Ferro), la questione della nuova «Città della salute» fu una delle ragioni principali della vittoria di Mercedes Bresso. PROMESSA da tempo, oggetto un po' nascosto della "cogestione" tra la destra regionale e la sinistra che governava Torino, la vicenda di "Molinette II" dominò (assieme alla querelle sull'Ordine Mauriziano) una campagna elettorale nella quale le voragini di bilancio della sanità regionale e i sospetti sulla sua decennale gestione da parte di Forza Italia e An animarono gran parte di quel dibattito politico. Quanto alla "Città della salute", la puzza di bruciato attorno ai progetti e alle mosse del centrodestra era legata soprattutto al futuro riuso urbanistico delle Molinette, alla scelta dell'area per il nuovo ospedale e all'improvvisa comparsa di mediatorie di architetti che avevano già calcato le scene della Tangentopoli torinese (assieme alla necessità allora impellente, per il gruppo Agnelli, di trasferire al pubblico e a condizioni supervantaggiose le aree dismesse dei propri stabilimenti, sull'esempio del chiacchieratissimo acquisto da parte della Regione dell'ex Fiat Avio). Per cinque anni, però, quello stesso argomento ha dominato invano la scena regionale nell'era-Bresso. Senza alcun risultato evidente, senza mai fugare definitivamente i sospetti sugli interessi nascosti delle varie lobbies universitarie, mediche, economiche e urbanistiche, e restituendo intatta alla nuova campagna elettorale una questione che non vede all'orizzonte neppure un progetto operativo concreto. A spiegare con brutalità ma con franchezza questo pasticcio politico-sanitario sarà, domani mattina, il rettore dell'Università di Torino, Ezio Pelizzetti, nel suo discorso per l'inaugurazione dell'anno accademico del nostro ateneo. Anticipando una parte del suo intervento ai media cittadini, il rettore (davvero un insospettabile quanto a quarti di nobiltà progressista e di simpatie per il Pd e per i suoi apparati di potere cittadini) non ha esitato a puntare l'indice contro le istituzioni locali colpevoli, a suo dire, di non aver mai trovato i soldi (e forse la vera volontà realizzativa) per fare la Città della Salute. «Mentre si programma di investire 30-40 miliardi per una grande infrastruttura come l'alta velocità Torino-Lione - ha spiegato Pelizzetti - sono dieci anni che non ne troviamo uno solo per costruire la Città della Salute e della Scienza». Messa così, ce ne sarebbe da vergognarsi per chiunque, anche senza una campagna elettorale in corso. E pronunciata dal rettore torinese (da "quel" rettore e dal suo "fuoco amico"), la requisitoria sulla mancata Città della Salute assume ancora più significati politici e amministrativi, gettando una luce inquietante su quante siano le promesse di cinque anni fa davvero mantenute. Ma è lo strano parallelo instaurato da Pelizzetti tra "Molinette II" e l'Alta Velocità ferroviaria a fornire ulteriori elementi di discussione riguardo all'attuale contesa elettorale per le regionali di primavera. Infatti, il treno "Tav" della Val di Susa e tutte le polemiche e gli scontri che sono cresciute attorno a quella vicenda sembrano essere diventate, per una parte del Pd piemontese, il solo cavallo di battaglia sul quale puntare per caratterizzare la campagna elettorale di Mercedes Bresso. Con l'evidente scopo non solo di ribaltare sul centrodestra, che governa a Roma e si candida a Torino con Roberto Cota, le responsabilità valsusine, ma soprattutto di convincere gli ambienti imprenditoriali e economici piemontesi a recedere dall'evidente "neutralismo" sino a oggi manifestato nei confronti della possibile ascesa della Lega Nord alla guida del Piemonte. Una strategia che ha nel deputato del Pd Stefano Esposito (e nella sua inaspettata alleanza tattica con Sergio Chiamparino) un protagonista assoluto aldilà della stessa Mercedes Bresso. Parlare di Tav, però, riempire grandi saloni con 800 notabili da opporre a un corteo di 20mila persone, investire tutto sulla discussione di chi è davvero nemico dell'Alta Velocità, è sul serio un asset vincente per intercettare voti, soprattutto nel Piemonte diverso da Torino e dalla sua provincia? O non sarebbero forse più convincenti (se davvero ci si potesse permettere di parlarne) argomenti elettorali che riguardassero tutto ciò che si sta facendo e si farà per offrire ai piemontesi la migliore sanità possibile?E non sarebbe altrettanto importante, per chi continua a sognare di garantire a Torino un'altra vocazione economica organizzando spettacoli teatrali faraonici e allestendo musei mediocri, intercettare la possibilità di fare della nostra città un polo della sanità pubblica e della ricerca scientifica per il Nord Italia? Domani il rettore Pelizzetti ripeterà la sua "predica inutile": ed è molto probabile che dalla politica ottenga soltanto infastidite alzate di spalle.