Indignazione e voglia di agire negli sms dei clienti A vuoto i tanti appelli per tenere aperto l'esercizio È il giorno della verità per la libreria Treves sotto sfratto. L'appuntamento è stato fissato per le ore 9 di questa mattina. L'indirizzo, sempre quello. Via Toledo 249-250. Alle chiacchiere amene e al fruscio delle pagine intonse di volumi e libri, però, questa volta si sostituirà molta tensione e anche l'amarezza. Sì, perché Treves va via. Fanno le valigie Salvatore De Martino e Rosario Wurtzburger, titolari della libreria internazionale fondata da Emilio Treves che dal 1895 costituisce un punto di riferimento per gli intellettuali (e non solo) in città. A nulla sono valsi gli appelli di Gerardo Marotta («la salvezza di Treves rappresenterebbe un segno forte dello Stato») al prefetto Renato Profili, l'interrogazione di Gerardo Bianco al ministro per i Beni e le Attività culturali Giuliano Urbani («quali iniziative si intendono assumere per evitare la chiusura di Treves?»), la petizione dei capigruppo in Consiglio regionale («intervengano le Soprintendenze, il sindaco di Napoli»), la mobilitazione di emittenti private. I clienti hanno compiuto increduli i loro ultimi pellegrinaggi in quelle stanze dove si poteva trovare ogni cosa, l'ultimo best-seller o la pubblicazione più dotta. Sgomenti, increduli, si sono comunicati lo sdegno e la voglia di intervenire a salvare un pezzo di Napoli anche via sms. E in molti di loro promettono di esserci. Donne, bambini, pensionati e professionisti, casalinghe e impiegati. Una folla, forse più di quelli che già lo scorso 8 giugno marciarono da Palazzo Serra di Cassano - dove Marotta e la docente universitaria Emma Giammattei organizzarono la «resistenza» - proprio in direzione della libreria a testimonianza del loro impegno affinché non chiudesse. Il magistrato ha firmato, lo sgombero coatto si farà. Mentre ancora giacciono nell'empireo dei «faremo, diremo» le ipotesi di intervento da parte delle istituzioni. Di sicuro l'iter è complicato, e presuppone che dall'altra parte, da quella del privato che vuole rientrare in possesso legittimamente del suo bene, ci sia una disponibilità a capire quanto conta Treves ancora per molti napoletani. «Nessuna tutela è assicurata alla conservazione della memoria collettiva di Napoli», hanno sottolineato i titolari della libreria Rosario Wurtzburger e Salvatore De Martino su il «Mattino». Frattanto stamattina in tante persone promettono di esserci, di fare resistenza passiva contro la forza pubblica. Un brutto epilogo per una tradizione gloriosa.