AGRIGENTO Capofila Palma di Montechiaro. «Con termovalorizzatore e rigassificatore sarebbe un triangolo della morte» La protesta dei sindaci: «Valle dei Templi territorio denuclearizzato» AGRIGENTO Sulla scacchiera in cui si gioca la partita per il futuro prossimo del nucleare italiano la cittadina di Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento, ha fatto la sua prima mossa. Individuata negli studi dell'Enel come uno dei siti in cui costruire una centrale nucleare, Palma ha deciso invece di diventare territorio denuclearizzato. «È la nostra ferma risposta contro ogni ipotesi di trasformare lo scenario dello sviluppo della nostra provincia, saccheggiando il territorio con l'istallazione di una centrale nucleare a trenta chilometri dalla Valle dei Templi» ha spiegato il Sindaco Rosario Gallo, introducendo i lavori della seduta aperta del consiglio comunale della sua città. La metà dei Comuni della provincia è arrivata a questo atteso incontro con i sindaci o i presidenti dei consigli. C'erano anche i parlamentari regionali del Pd che la settimana scorsa hanno fatto approvare all'unanimità dall'assemblea regionale un ordine del giorno che impegna il governo siciliano ad opporsi alla costruzione di impianti nucleari nell'Isola. Sinistra e Libertà ha annunciato che martedì prossimo anche il consiglio provinciale verrà chiamato ad esprimersi. Molte le organizzazioni sindacali, ambientaliste e della società civile arrivate a questo appuntamento con proposte e iniziative di lotta. Giovanni Palillo, segretario regionale del Psi, è anche uno dei responsabili dei cinque gruppi di Facebook che hanno già raccolto circa tremila adesioni in meno di un mese contro la politica nucleare del governo in Sicilia. «Vogliono realizzare in quest'angolo della Sicilia un triangolo della morte con un termovalorizzatore a Campofranco, il rigassificatore a Porto Empedocle e la centrale nucleare a Palma di Montechiaro», ha detto Palillo. Il deputato regionale di Pd Giacomo Di Benedetto ha reso noto che verrà chiesto all'Ars la prossima settimana di votare un ordine del giorno per avviare le procedure atte ad impugnare presso la Corte Costituzionale l'articolo 25 della legge del 2 luglio del 2009 sulla produzione di energia nucleare. La normativa delega il governo ad adottare anche un decreto per indicare le modalità «di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti». In tal modo i Comuni vengono scippati del loro diritto a decidere intorno al proprio territorio. «Il governo potrebbe arrivare con l'esercito a Palma per decidere in deroga al piano regolatore e costruire la centrale contro la volontà della cittadinanza», ha spiegato l'on. Di Benedetto. Piuttosto ambigua è apparsa invece la posizione del presidente della provincia regionale di Agrigento, Eugenio D'Orsi del movimento per l'autonomia: «Cosa facciamo noi amministratori per l'occupazione? Ogni volta che occorre decidere di fare qualcosa ci dividiamo. Diciamo no a tante proposte. Ma abbiamo poi alternative? Possiamo fare ben poco quando dietro certe decisioni ci sono potentati come l'Enel», ha osservato il presidente D'Orsi nel suo intervento. Il deputato del Pd Angelo Capodicasa, vice ministro alle infrastrutture nel governo Prodi, ha sottolineato che i motivi per dire no alla centrale sono tanti, ma in Sicilia la politica energetica al presente e al futuro è già caratterizzata da un gran numero di impianti di gasolio, per la raffinazione del petrolio, l'off-shore eolico. «La nostra è la Regione che dà un altissimo tributo sul piano dell'inquinamento ambientale con costi altissimi per la salute della gente che vive in aree industriali come Gela e Priolo. La vocazione del nostro territorio è invece spiccatamente turistica».