Un' importante iniziativa per la Mostra mercato di arte antica alla Fiera del mare Quando arrivò a Genova, nel giugno del 1656, fu una tragedia che stremò la città per 17 mesi, riducendo del 70 la popolazione residente. Era la peste, la morte nera , un nemico invisibile, che non poteva esser combattuto con armi. Giulio Sauli, allora doge, insieme ai membri del Senato della Repubblica di Genova, decise di commissionare al pittore Domenico Fiasella un quadro ex-voto che raccontasse l'agonia della città. Dopo che di quest'opera per lungo tempo si erano perse le tracce, La peste tornò a Genova nel 2004: «Andai a vedere l'opera - racconta Claudio Paolocci, direttore della Fondazione Franzoni - a casa di un collezionista italo-svizzero, ne rimasi impressionato e decisi di acquistarla per farla diventare patrimonio della città, fruibile dal pubblico della galleria di Palazzo Franzoni». Oggi l'opera, di grandi dimensioni (quasi 3 metri per 2), necessita di un restauro per risistemare alcune parti compromesse. Sarà proprio Antiqua, la Mostra Mercato d'Arte che si apre oggi alla Fiera del Mare, su iniziativa della Fondazione Franzoni insieme alla Galleria Ermione e al Rotary Club Genova, l'occasione per reperire la somma necessaria per il restauro attraverso la vendita di tre opere dell'artista ligure Andrea Pisano insieme a un'offerta per una delle 1500 litografie numerate, sempre da lavori di Pisano. Oggi si restaura per conservare e tutelare l'opera, che sia un dipinto, una scultura o un pezzo di arredamento, ma anche per renderla il più fedele possibile al momento in cui è stata eseguita, insomma per permetterne una corretta lettura. E si tratta di restauro anche quando si interviene per combattere i pericolosi tarli del legno. Spiega Enrico Anelli, restauratore: «Questo insetto è il terrore di chi possiede mobili antichi, anche perché un solo tarlo riesce a costruire gallerie lunghe una quarantina di centimetri in meno di 6 mesi». Non rimane che intervenire con la pulitura del mobile, la sverniciatura e il trattamento con prodotti ad hoc. «Si garantisce una copertura per 6 o 7 anni, ma ci sono altri aspetti importanti come la lucidatura - aggiunge Anelli. Noi la facciamo ancora a stoppino con gommalacca e spirito, molto più lenta e accurata di quella a spruzzo. Il restauro deve essere invisibile, e riflettere l'idea del maestro ebanista che ha costruito il pezzo». Anche per le opere su tela si seguono gli stessi principi: «Si lavora per fini conservativi - spiega Cristina Bonavera, restauratrice. C'è poi anche l'intervento estetico, che permette la lettura dell'opera nel modo più corretto, rendendola più bella . Ricordo quando ho lavorato su Ecce Homo di Caravaggio per Palazzo Bianco: è stato un intervento complesso perché l'opera aveva subito un bombardamento in tempo di guerra, aveva cadute di colore e problemi per la foderatura non idonea. Sono stati sei mesi di intenso lavoro, abbiamo ripercorso tutta la storia dell'opera e abbiamo scoperto i pentimenti del grande artista che non faceva mai disegni preparatori, ma ripensava continuamente al suo operato; siamo entrati nei particolari del quadro, abbiamo rivissuto le scelte del pittore e alla fine, osservandolo per la prima volta da lontano, e senza la lente, abbiamo provato un'emozione nuova, come se l'avessimo visto per la prima volta in tutta la sua bellezza».