Così Palazzo Pepoli diverrà la fortezza della nostra storia Oggi e domani la Fondazione Carisbo presenta tre sale prototipo del futuro Museo dedicate all'età medievale e alla Via Emilia "Bologna si rivela», la manifestazione con cui la Fondazione Carisbo apre alla città il percorso di Genus Bononiae, s'ispira quest'anno a «La parola» e si snoda lungo cinque palazzi, aperti oggi dalle 19 alle 24 e domani dalle 17.30 alle 23. Si inizia da San Giorgio in Poggiale (via N. Sauro 22), ora Biblioteca d'Arte e di Storia, dove alle 19 s'inaugura l'installazione con performance di Alessandro Bergonzoni, La parola di Bergonzoni. L'attore e artista sarà qui anche domani (ore 18), protagonista di una conversazione sulla parola di Tommaso d'Aquino con Philippe Daverio, padre Paolo Garuti, Stefano Bonaga e Luigi Gerli. Qualche passo e ci si ritrova in San Colombano (Parigi 12): è allestita la mostra permanente degli strumenti antichi della Collezione Tagliavini e giovani musicisti eseguiranno musiche di Frescobaldi. A Palazzo Fava (via Manzoni 5) si ammirano gli affreschi restaurati dei Carracci e una mostra di poesia visiva. A Casa Saraceni (Farini 15) si visita la mostra Paesaggi, villaggi, contrade. Pittura Emiliana tra 800 e 900. L'ultima tappa - con Palazzo Pepoli - è Santa Cristina (p. Morandi): oggi alle 21 l'incontro A proposito di Sandro Luporini riunisce attorno ai dipinti del «paroliere» di Gaber, Philippe e Christophe Daverio, don Bellinazzo, Alessandro Bergonzoni, Francesco Guccini, Pia Tuccitto, la Schola Gregoriana. La «fortezza» di Palazzo Pepoli Vecchio si apre per la prima volta ai bolognesi per mostrare un'idea di quello che sarà il futuro Museo della Città. «Il prototipo», lo chiama Massimo Neri, curatore di tutto il progetto scientifico di questo spazio espositivo di 3600 metri quadrati, per un totale di 35 o38 sale, a seconda dell'uso che si farà di alcuni vani, in questa due giorni di «Bologna si rivela» i visitatori ne vedranno tre: una dedicata alla via Emilia e le altre due alla Bologna medioevale, raccontando in primis la costruzione del cantiere di San Petronio. «La destinazione del museo - spiega Neri - sarà quella di raccontar la storia della città. Bologna ha molte istituzioni che raccontano le sue epoche, ma fino ad ora tocca al visitatore metterli insieme. Qui ci sarà una sintesi». Sarà, quindi, un museo di comunicazione, il Museo della Città che la Fondazione Carisbo sta portando avanti ormai da diversi anni; metterà insieme oggetti, immagini, parola scritta e parola parlata. Oggi e domani, a dare il benvenuto ai visitatori, un video apparentemente fuori tema, uno spezzone dal grande dittatore di Chaplin. «Noi pensiamo troppo e sentiamo troppo poco», dice Chaplin il Dittatore nel leggendario monologo. «E' la filosofia del nostro museo», chiosa allora Philippe Daverio, supervisore del progetto. L'allestimento proposto non sarà quello definitivo ma punta a registrare il linguaggio da usare. Le tre stanze hanno come protagoniste tre grandi vetrine, prismi che galleggiano nelle sale lasciandone intatta la struttura originaria. Ogni vetrina, di sedici metti quadrati, racconterà un piccolo aspetto della storia della città con testi molto brevi e documenti, scritti e non. Gli oggetti esposti provengono dalle collezioni della fondazione, o dai depositi di musei cittadini e chiese. «La grafica realizzata da Italo Lippi spiega Neri - è molto importante in questo tipo di allestimento, diventa essa stessa un oggetto esposto». «Abbiamo vinto il concorso per il restauro di questo palazzo otto anni fa racconta l'architetto Mario Bellini e la prima volta che siamo entrati, abbiamo tutti provato la sensazione molto triste di trovarci in un palazzo nobile, completamente disfatto. Questa è una fortezza che per molti armi i bolognesi hanno dimenticato e che abbiamo recuperato mantenendo intatte le stanze che si snodano in un unico grande flusso, una sequenza di vetrine». Ad indicare il tema di ognuna di esse, una scritta al neon dai toni pop, poi qualche voce illustre, come quella di Valerio Massimo Manfredi che racconta la centuriazione romana. E nell'ultima sala un gigantesco video-wall spiega per immagini l'allestimento del museo che verrà: su tre piani, con le sezioni dedicate a mostre temporanee e didattica al pianterreno.