Censiti 60 monumenti a rischio. Un accordo fra i vari enti per studiare piani di emergenza anti alluvione Un protocollo per proteggere le opere d'arte dalla furia dell'Arno, che ha già dato prova della sua potenza assassina. E' stato firmato ieri mattina a Palazzo Medici Riccardi da Prefettura, Comune, Provincia, Regione, autorità di bacino, direzione regionale per i beni culturali della Toscana e soprintendenza per il polo museale, che si mettono insieme per difendere il patrimonio cittadino. Il primo passo è già stato fatto, un censimento che ha catalogato i 60 immobili vulnerabili disseminati per il centro di cui il 77 ha già pronto un adeguato piano di emergenza. Tra gli edifici a rischio già attrezzati per affrontare situazioni critiche ci sono: Uffizi, Bargello, Accademia, Duomo (e la cripta di Santa Reparata), Biblioteca nazionale, Museo Bardini e San Marco. Tra i piani ancora in fase di elaborazione, incredibile a dirlo, ci sono anche quelli di Palazzo Vecchio («che assicurano dalla protezione civile verrà terminato a breve ma è stato più lungo perché all'interno dello stesso edificio convivono un museo e gli uffici del Comune»), di Santa Maria Novella, di Orsanmichele, delle Cappelle medicee, del cenacolo di Andrea del Sarto e dell'Archeologico. Mentre sono allo studio gli ultimi piani di emergenza (il 23 del totale), il documento firmato ieri, stabilisce una linea comportamentale da seguire in caso di necessità: ipotizzando un fenomeno meteorologico come quello che causò l'alluvione del 66 (18 ore di pioggia ininterrotta), vengono individuati due momenti critici. Il primo viene raggiunto quando l'acqua arriva a 3 metri di altezza all'idrometro degli Uffizi (livello che viene raggiunto 23 volte l'anno), il secondo quando la piena sale a 5 metri e mezzo, limite oltre il quale lo straripamento è previsto entro le sei ore. Da qui a qualche mese è inoltre prevista un'esercitazione che provi sul campo le procedure del protocollo. Nel frattempo alcuni edifici hanno già provveduto a tamponare i rischi. Gli Uffizi, ad esclusione delle mostre temporanee e di San Pier Scheraggio, non conservano opere al piano terra, il Bargello ha già stabilito come fare a spostare le opere mobili ai piani alti e come proteggere quelle inamovibili, mentre la Nazionale ha un progetto con suddivisione di squadre di salvataggio, spostamento dei documenti pi importanti e protezione delle porte con paratie e sacchi di sabbia. «Questi provvedimenti ha detto la soprintendente Cristina Acidini fanno parte del know how che ci ha lasciato in eredità la terribile esperienza del 1966».