Di Lello: il Museo del gladiatore fermato da Urbani e Rutelli Si immagini che un turista americano, sull'onda del successo che negli States sta riscuotendo la serie tv dedicata a Spartaco - Spartacus blood and sand , come ieri raccontava il Corriere del Mezzogiorno - decida di includere l'antica Capua nel suo iter turistico campano. Ebbene, quel visitatore potrebbe visitare il museo dedicato al gladiatore solo se sarà particolarmente fortunato. La struttura è infatti aperta per pochi giorni a settimana. Se poi il viaggiatore a stelle e strisce, o magari scandinavo, o, perché no, napoletano, abbia la curiosità di spingersi fino all'anfiteatro campano, che è strettamente intrecciato alla storia del ribelle (sorgeva infatti lì vicino la scuola dei gladiatori) dovrebbe avere la buona sorte di reperire uno dei pochi custodi che rendono fruibile la struttura solo per poche ore al giorno. Un quadro disarmante. Eppure, racconta l'ex assessore al Turismo della Regione Campania, Marco Di Lello, attualmente coordinatore della segreteria nazionale del partito socialista, per valorizzare quel percorso turistico e quel sito sono stati spesi milioni di euro. «E' mancato il passaggio finale - dice - ovvero una gestione capace di mantenere aperti quei siti con un orario decente, di farli conoscere al pubblico. Sono ricchezze semiclandestine». Cosa è accaduto? «Nel 2002 la Regione approvò un Progetto integrato territoriale da 16 milioni di euro per valorizzare il percorso dell'antica Capua. Circa un terzo della cifra fu destinato a Santa Maria per il restauro dell' anfiteatro e di piazza I Ottobre. Finanziammo su fondi ordinari, per 500.000 euro, il museo del gladiatore, che era un vecchio progetto della Sovrintendenza. L'ultimo anello -- sto parlando ormai del 2004 -- era la gestione. Fummo bloccati dal ministero». Cosa vuol dire? «Con Stefano De Caro, all'epoca direttore regionale dei beni culturali, si era pensato che la Regione potesse gestire in proprio i siti dell'antica Capua, così come altre realtà considerate minori Mi riferisco, per esempio, alla Piscina Mirabilis nei Campi Flegrei, alla certosa di Padula, ad una parte di Paestum, a Pontecagnano. L'idea era: la tutela resta alla Sovrintendenza; biglietteria, guardiani, custodia, pulizia e promozione vanno a carico della Regione». Dove avreste preso i soldi? «Tecnici ed esperti dissero che sarebbero occorsi sette milioni di euro all'anno. Necessari, tra l'altro, a coinvolgere 150 laureati in Beni Culturali. Si potevano utilizzare fondi europei. Fummo bloccati». Da chi? «Dal ministero. Sia da Urbani, sia da Buttiglione. C'era invidia verso De Caro, negli organi centrali, e c'era la volontà di impedire che la Campania fosse la prima regione a inaugurare un modello innovativo di gestione dei siti archeologici minori». Poi è venuto Rutelli. Cosa è accaduto? «Arrivammo a un passo dall'accordo. Inopinatamente, ci fu un parlamentare che all'epoca militava col centro sinistra e ora fa parte del Movimento politico per le autonomie che presentò addirittura una interrogazione parlamentare ad una settimana dalla sigla dell'accordo tra palazzo Santa Lucia e il ministro. Infine, la commissione cultura votò un ordine del giorno che bloccò tutto. Rutelli non siglò l'accordo. Risultato di tutto ciò: un patrimonio di inestimabile valore, che potrebbe garantire introiti e lavoro, è poco sfruttato. Negli Usa guardano la serie tv su Spartaco, tra l'altro girata in Nuova Zelanda, e noi non traiamo ricchezza da quel che abbiamo a un passo da casa».