Cultura, il nuovo modello Roma Il successo del San Giovanni di Leonardo a Palazzo Venezia Resca: «180 mila visitatori in un mese: ecco come» Resca spiega «l'esempio di Leonardo» Grazie al «San Giovanni Battista», ora migliaia di romani e di turisti hanno «riscoperto» Palazzo Venezia un museo che navigava a basse quote di visitatori «Il successo di questa proposta dimostra che la domanda di cultura c'è, a Roma come nel resto del Paese. Basta sollecitarla, indirizzarla. Cioè saper comunicare e spiegare che il museo è un luogo che appartiene a tutti noi. Ci riguarda. E ci aspetta». Mario Resca, direttore generale per la Valorizzazione dei Beni culturali, è soddisfattissimo. Roma sta polverizzando molti record: 180mila visitatori in un mese, con un recente ritmo di 4500 al giorno, per Palazzo Venezia che espone gratuitamente il «San Giovanni Battista» di Leonardo da Vinci, di proprietà del Louvre, nel contesto della mostra. Resca, che ieri pomeriggio ha accompagnato il presidente Giorgio Napoletano durante una visita decisa sulla scia del successo, spiega che il «San Giovanni» a Roma è stato un autentico test: «Noi possediamo il più straordinario patrimonio culturale esistente al mondo. Condizione necessaria ma non sufficiente per fare dell'Italia un Paese ricco grazie al turismo culturale. Il deficit è nella comunicazione. Questi 180mila visitatori ci insegnano che per un'operazione come questa occorrono tre elementi. Un evento intelligente e di richiamo, una eccellente comunicazione, la gratuità dell'accesso». E il ritorno economico? «Andate a chiedere cosa la pensano all'Eni, principale sponsor dell'iniziativa, che ora riesce a proporsi non più e non solo come ente petrolifero ma anche come promotore di cultura. Sto tentando di spiegarlo a manager e industrie. I musei italiani costituiscono un brand interessantissimo da sfruttare accanto al proprio, tutto sta nel saperlo fare». Il direttore generale per la Valorizzazione parla una lingua che conosce bene. E' stato a lungo alla Mc Donald's e ora utilizza il suo retroterra manageriale per tentare di far decollare economicamente un comparto ormai pressocché privo di finanziamenti statali. Cosa occorre per un buon evento? «Ovviamente che si tratti di un avvenimento culturale di gran livello, e qui siamo di fronte a Leonardo. Poi anche il modo di esporlo. L'opera leonardesca è stata isolata dalle altre, illuminata in modo da creare un'atmosfera quasi magica. Grazie al San Giovanni Battista , ora migliaia di romani e di turisti hanno riscoperto palazzo Venezia, un museo che navigava a basse quote di visitatori. Un fenomeno che ha stupito non solo me ma anche, per fare due esempi, la stessa soprintendente romana Rossella Vodret o Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali». Infine un aneddoto: «Durante il G8, il presidente cinese Hu Jintao chiese subito di visitare i Fori romani. Mi disse: Roma ha influenzato l'intera cultura occidentale così come noi abbiamo fatto in Oriente. Ecco, se noi non capiamo che la nostra futura ricchezza è nel settore del turismo culturale, siamo destinati a perdere una irripetibile opportunità di sviluppo economico agganciata alla contemporaneità».