Non c'è verso di farlo entrare nelle teste degli italiani che si tratta di una forma di illegalità la quale si ritorce contro la comunità dei cittadini. Anche a Ischia, un tempo splendida, non sono bastati alcuni tragici smottamenti, ancora recenti, con crolli e vittime. Ieri notte una parte della popolazione ha sbarrato la strada alle ruspe e alla polizia che cominciavano a demolire il primo dei 600 abusi edilizi censiti nell'isola. Negli ultimi venticinque anni vi sono state tre maxi-sanatorie, illudendo i cittadini meno avvertiti (o più portati a speculare) che il condono sarebbe stato ricorrente e, in pratica, permanente. I governi presieduti da Berlusconi hanno dato via libera a due condoni edilizi (più un terzo ambientale) nel decennio 1994-2004, con nuove fiammate ad ogni effetto-annuncio, specie in Campania, Calabria e Sicilia: colate da 200-230.000 nuovi edifici al di fuori delle norme urbanistiche, in zone spesso vincolate (magari archeologiche o comunque molto pregiate), alzati da imprese che lavorano «in nero», senza pagare oneri di urbanizzazione ai Comuni, senza versare contributi, acquistando senza fattura tutti i materiali, spesso col finanziamento del racket. Illegalità gravissime a danno dello Stato, dei Comuni, dei cittadini e dei costruttori onesti. E per la Campania due deputati del Pdl vogliono riaprire fino al 31 dicembre 2010 i termini dell'ultimo condono inserendolo in un decreto «mille proroghe». Così va (a picco) l'Italia. L'abusivismo edilizio è una delle ragioni fondamentali dello sfiguramento dei paesaggi italiani, della cementificazione di litorali splendidi, del collasso di montagne e colline, specie dove le scosse sismiche sono frequenti. Secondo Legambiente, nella sola Campania, nell'ultimo decennio, le case abusive sono state ben 60.000. Ma perché i notai assecondano questa marea di abusi? Perché le aziende comunali li allacciano ai servizi essenziali? Perché i tecnici, le forze dell'ordine chiudono gli occhi per anni e intervengono soltanto a cose fatte?