Quella che molti andranno a inaugurare a Ravello non è unopera di architettura contemporanea, se a questo termine intendiamo dare il significato di opera sensibile al contesto, rispettosa delle norme, condotta secondo unattenta progettazione dellimpatto ambientale e della propria funzione urbanistica, della sua stessa visibilità in rapporto alle altre esigenze paesistiche, cioè quanto sinsegna ancora, non so a quale scopo, nelle facoltà di architettura. Essa non è altro che una tardiva e pretestuosa manifestazione del narcisismo di un anziano architetto, congiunto e ben coordinato con lambizione politico-amministrativa locale, e con il provincialismo del gusto e delle scelte che sempre a esso si accompagna. Tardiva essa è persino nelle sue forme, perché vi si esprime unestrema manifestazione di razionalismo, sorda a ogni più duttile e moderna articolazione, tanto persuasa di sé quanto estranea a ogni altra sensibilità ed espressione che non sia quella del potere e del successo che quel razionalismo tende ancora a interpretare e rivestire con i suoi abiti. Ubiquitaria e per sua scelta estranea alla necessità di porsi in qualche relazione con lambiente, avrebbe potuto essere costruita a Copacabana, a Dubai o in uno qualunque degli splendidi luoghi che costituiscono il contesto nevrotico del "sistema" contemporaneo. Infine, per costruirla obbligatoriamente in quel luogo si è dovuta realizzare una parete di contenimento del flisch roccioso che ha consumato gran parte degli oltre 18 milioni (45 mila euro a poltrona) costati per la realizzazione dellopera. Nella polemica che si sviluppò attorno alla questione della sua costruzione, proprio lì dove avrebbe dovuto essere presente ogni maggiore attenzione paesistica, e che ha visto opporsi due orientamenti nettamente diversi, se appare oggi sconfitta la posizione di quanti, come chi scrive, a vario titolo e con diversi argomenti hanno cercato di evitare un errore e unimpostazione equivoca e illegittima, in nome di unesigenza di equilibrio territoriale e di rispetto del piano, in realtà a essere sconfitta è laspettativa di chi ha creduto che la pubblica amministrazione avrebbe dovuto rispettare per prima le norme che aveva inteso darsi, e che le imponevano di scegliere altrove la localizzazione di quellimpianto. Ma, come spesso accade in simili casi, saranno il funzionamento, la gestione, la logistica dellauditorium a dire se la scelta è stata giusta. E a nulla valgono i facili compiacimenti che la categoria alberghiera potrà trarre dalla sua realizzazione, se quei primari problemi sopra indicati non potranno trovare adeguata soluzione, comè facile che avvenga. A essere sconfitta, ancora una volta, è lurbanistica, se a tale disciplina intendiamo ancora dare il significato di una volontà e una capacità di programmazione delluso del territorio, e non quello - oggi più corrente in Italia e nel Mezzogiorno - di un pacchetto di accordi politici preventivi da trasformare in norme dovute, ma valide solo fino a nuovo ordine. A essere sconfitta è, ancora una volta, larchitettura, se a tale disciplina intendiamo dare ancora il significato di una volontà e capacità di rispondere a istanze più alte e significative di quelle espresse da qualche campanilismo locale. A essere sconfitta è la cultura, se a questo termine ancora riconosciamo la capacità di governare la complessità dei problemi che si affollano nei nostri ambienti, urbanizzati oltre ogni misura accettabile. Quando poi, da parte di alcuni, si vanta lauditorium di Ravello come la sconfitta del partito dellinerzia, la misura è veramente colma. Lauditorium di Ravello ha già trovato senza difficoltà i suoi cantori (e non potrebbe essere diversamente) ma il loro giudizio dovrà fare appello a ragioni del tutto estranee a quelle fin qui esposte, e si rivelerà inevitabilmente tautologico e falso, se non troverà argomenti per smentirle. In un mondo che guardi realmente a un rinnovamento delle proprie modalità di governo, lesperienza dellauditorium segna da un lato un formidabile passo indietro verso lautoritarismo politico-amministrativo e dallaltro il banale ossequio al potere espresso da uno degli ultimi "grandi vecchi" della moderna gesticolazione architettonica, che avrebbe meritato di più se a questa mistificazione si fosse rifiutato. Resta il fatto che oggi il più bel paesaggio della valle di Tramonti si può vedere dalla terrazza dellauditorium perché non si vede lauditorium. Esattamente come lo staliniano palazzo della Cultura a Varsavia.
NAPOLI - narcisismo di un anziano architetto
La costruzione dell'auditorium a Ravello è stata criticata per la sua inadeguata progettazione ambientale e urbanistica. L'opera è stata vista come un esempio di narcisismo di un anziano architetto e di provincialismo del gusto locale. La sua costruzione è stata considerata una manifestazione di razionalismo che non ha rispettato le esigenze paesistiche e urbanistiche del luogo. La polemica attorno alla sua costruzione ha visto opporsi due orientamenti diversi, ma la posizione di chi ha cercato di evitare un errore e un'impostazione equivoca è stata sconfitta. La gestione e il funzionamento dell'auditorium saranno a decidere se la scelta di localizzazione è stata giusta.
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