"Opera, ora basta con gli sprechi" "No alla torre davorio, sì a orari prolungati più tournée e spettacoli" Sotto la volta affrescata del Teatro dellOpera che accoglierà la bacchetta di Riccardo Muti (a meno di ripensamenti) tira unaria di tramontana da casse vuote. LAgenzia di controllo dei servizi pubblici ha pubblicato nel suo dossier una cifra allarmante: nel 2007 nel tempio del bel canto ogni spettatore che si è seduto su una poltrona è costato addirittura 362 euro e spicci ai contribuenti. E ancora adesso quasi tutti i 44 milioni di euro che arrivano dalle borse dello Stato se ne vanno in stipendi. Non solo. La macchina che produce i sogni della lirica costa e anche i milioni incassati dal Comune nel 2009, tredici e mezzo più altri cinque straordinari, si stanno esaurendo. Emmanuele Emanuele, specialista della finanza applicata alla cultura, allarte in particolare, e Bruno Vespa, sono stati nominati dal governo nel nuovo cda anche per questo: far quadrare i conti dopo il commissariamento. "Rilanciare, rilanciare, rilanciare" è la parola dordine. Emanuele sta studiando il caso, Vespa ha proposto tra laltro linstallazione davanti alle poltrone di leggii elettronici per rendere comprensibili a tutti i libretti, in caso traducendoli. Ma sul fronte dei conti ancora non si vede lalba. «Per riassorbire il debito lOpera ha anche valorizzato alcuni suoi bene immobili» spiega Francesco Giro, sottosegretario ai Beni Culturali «ma è chiaro a tutti che il problema non è risolto, che daltronde tutte le fondazioni sono in situazioni difficili, che i costi fissi, che sono poi quelli destinati al funzionamento del teatro e agli stipendi, prevalgono in maniera esagerata, troppo esagerata, rispetto ai finanziamenti del Fus e del Comune». La ricetta di Giro in sintesi? «Meno sprechi, più lavoro e più sponsor». E vediamo nei particolari. Dice il sottosegretario del ministro Bondi: «Mentre altre istituzioni, come ad esempio la Scala, hanno una buona percentuale che arriva dagli sponsor, per lOpera di Roma non è così. E cè molto da fare. La Capitale si distingue per una importante imprenditoria nelledilizia, i costruttori si facciano carico di questa situazione, considerando che il teatro dellOpera rappresenta più e meglio lidentità della città e non deve rimanere una cattedrale estranea a Roma». E a dir la verità alla prima del Falstaff la pattuglia dei "re del mattone" era nutrita: da Francesco Gaetano Caltagirone, a Parnasi, dai Cerasi ai Santarelli. «Il ministro Bondi» conclude Giro «ha annunciato un decreto per risanare tutto il settore delle fondazioni lirico-sinfoniche che versano in una situazione pietosa. Roma è tra le ultime in classifica come performance: troppi sprechi e troppi privilegi, si lavora poco e bisogna lavorare di più. Abbiamo chiesto sacrifici a sanità e scuola, non credo che possa continuare ad esistere una torre davorio, luogo di privilegio: servono orari più lunghi, più tournée, più spettacoli».