AUSCHWITZ Dieci tesi per salvare l'opera del Blocco 21 Il Memorial degli italiani «Visitatore, fa' che il tuo viaggio non sia stato inutile» scriveva Primo Levi nel discorso inaugurale nell'aprile del 1980 del Memorial degli italiani deportati nei campi di sterminio nel blocco 21 di Auschwitz, ideato come un'opera d'arte. La spirale dipinta da Pupino Samonà che esprime attraverso forma e colore la storia d'Italia, le tenebre del fascismo, l'occupazione delle fabbriche, Ordine Nuovo e Gramsci, la deportazione, la lotta partigiana, la fine della guerra, con le traversine di quelle ferrovie come base da calpestare nel percorso, la musica scritta da Luigi Nono, la struttura architettonica di Ludovico Belgioioso, la regia complessiva di Nelo Risi: tutto questo non si potrà più visitare, poiché il Memoriale è in pericolo e l'Aned, l'associazione degli ex deportati che commissionò il Memorial medita di smobilitarla. Indignato Sandro Scarrocchia, il direttore della scuola di restauro di Brera, al lavoro con varie iniziative internazionali per la salvaguardia dell'opera, richiede di procedere al restauro e un grande convegno in merito. Intanto ha elaborato dieci complesse tesi, dal punto di vista disciplinare della conservazione (saranno contenute nel catalogo della mostra di Pupino Samonà che si terrà a Palermo a febbraio e si possono consultare sul sito del manifesto). Opera d'arte collettiva, monumento storico, non commemorativo ma ricordo vivo dello scempio, non rievocazione di ciò che non si può raccontare né vedere neanche con fotografie e filmati storici. Il meccanismo che inviava la musica di Luigi Nono era già fuori uso. Ma che importa? avevano commentato alla direzione del Museo di Auschwitz, è solo rumore. E poi tutti quei comunisti ritratti sulla tela...). Primo Levi aveva scritto il discorso di inaugurazione per ricordare «tutti coloro che contro il fascismo hanno combattuto e che a causa del fascismo hanno sofferto, i martiri operai di Torino del 1923, i carcerati, i confinati, gli esuli, ed i nostri fratelli di tutte le fedi politiche che sono morti per resistere al fascismo restaurato dall'invasore nazionalsocialista... Alcuni fra noi erano partigiani e combattenti politici; sono stati catturati e deportati negli ultimi mesi di guerra, e sono morti qui, mentre il Terzo Reich crollava... Noi, figli cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che è stato civile, e che civile è ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo». La presidenza del consiglio decide nel 2008 di cancellare il Memorial, e non è una sorpresa, vista la più generale ottica di «revisionismo» che punta a riscrivere la storia italiana fino al rimaneggiamento della Costituzione nata dalla Resistenza. Da parte sua la direzione del Museo di Auschwitz richiede uno standard simile agli altri con fotografie e audiovisivi esplicativi. Il pubblico, dicono, non è in grado di capire un'opera d'arte astratta. Dopo due anni di battaglie per la conservazione del Memorial, iniziata nel 2008 con una proposta di accordo tra l'Aned che lo commissionò e le organizzazioni ebraiche italiane che rivendicano una maggiore visibilità all'interno del Memorial, la stessa proposta è stata ripresa un anno dopo dall'Aned presentata al salone del Restauro di Firenze, ma non più accettata dalle organizzazioni ebraiche. Il direttore del museo Piotr Cywinski ha fatto pervenire una lettera in cui non considera monumentodocumento il memoriale, di non considerarlo idoneo «didatticamente», di sottoporre al consiglio nazionale di Auschwitz il progetto Glossa (il restauro). Inaspettatamente, senza neanche aspettare la risposta, la soluzione presa da Aned e dall'ufficio della presidenza del Consiglio prevede il trasferimento del Memoriale in altra sede.
AUSCHWITZ - Dieci tesi per salvare l'opera del Blocco 21. Il Memorial degli italiani
Riassunto in 200 parole:
Il Memorial degli italiani deportati nei campi di sterminio nel blocco 21 di Auschwitz, ideato come un'opera d'arte, è in pericolo di essere smobilitato. Il direttore della scuola di restauro di Brera, Sandro Scarrocchia, ha elaborato dieci tesi per salvare l'opera, che include la sua natura come opera d'arte collettiva, monumento storico e ricordo vivo dello scempio. Primo Levi aveva scritto il discorso di inaugurazione per ricordare tutti coloro che contro il fascismo hanno combattuto e sofferto.
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