28-01-2010 In un lungo intervento interpelliamo l'architetto Augusto Spada, osservatore e critico acuto delle odierne città. Spaziando tra cascine abbandonate all'autodistruzione e faraonici progetti urbani, ripercorriamo la storia e il futuro di un territorio. Da tempo la Parrocchia di Sacconago è impegnata nel programma di ripristino della chiesa dei Santi Pietro e Paolo. L'intervento ha come obiettivo anche quello di riportare alla luce l'edificio sacro iniziale, non obliterato dai rifacimenti settecenteschi. Quali sono i prossimi interventi previsti? "Il lungo e paziente lavoro di restauro iniziato ormai da cinque anni ha interessato fino ad ora le opere murarie, il sottosuolo, la pavimentazione, il recupero dei cicli pittorici, la dotazione di impianti dell'intera chiesa settecentesca, che è stata riportata alla sua originale eleganza e preziosità. La ricerca che ha preceduto il progetto di restauro ha consentito di ricostruire la millenaria storia della chiesa, a partire dalla dedicazione ai santi apostoli Pietro e Paolo, che potrebbe riportarci ai primi secoli del Cristianesimo. Dall'esame dei documenti e dalle ricerche sul posto è emersa la concreta probabilità che sotto gli intonaci delle spesse pareti, erette in tempi diversi negli ultimi secoli, si trovino ancora importanti strutture dell'edificio medievale-cinquecentesco; questo in corrispondenza della sagrestia, del ripostiglio adiacente, del vano che conteneva le scale di accesso all'antisagrestia ed al piano superiore. In un nostro precedente servizio abbiamo riportato la notizia secondo cui nella zona della sagrestia e nei locali di servizio adiacenti, sono state rinvenute le tracce dell'originaria chiesa tardo medievale e di affreschi che risalirebbero al 1400-1500. Una scoperta importante che andrebbe a collegarsi con altri celebri cicli della zona, come quelli di S. Maria di Piazza a Busto Arsizio o di San Magno a Legnano. Quali sono gli ultimi risultati in questa direzione? "Con i lavori di demolizione e di scavo degli ultimi mesi sono state riportate alla luce (e in alcuni punti consolidate): la parte superstite dell'aula della chiesa altomedievale; pressoché tutto il presbiterio quadrato con la sua sagrestia, entrambi cinquecenteschi e con bellissime e caratteristiche volte 'ad ombrello'; la seicentesca cappella della Madonna; i pavimenti precedenti a quello del '700; la fondazione dell'antico altare; infine uno straordinario reperto archeologico, che ha confermato ciò che, in assenza di documenti, era stato solo intuito, cioè la fondazione semicircolare dell'abside della chiesa antica, demolita all'inizio del '500 per ampliare il presbiterio. Ma la cosa stupefacente è che le stratigrafie hanno rivelato la presenza, sotto diverse mani di calce, di affreschi, realizzati nel corso di almeno due secoli - dal '400 al '600 - sull'intera superficie delle pareti e della volta. Una piccola parte dei dipinti era già visibile all'interno di un armadio, che ora è stato rimosso. L'esame di questi e dei saggi stratigrafici ha rivelato un ottimo livello qualitativo ed un buono stato di conservazione". I lavori di restauro sono stati finanziati anche dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto. Quali saranno i tempi di realizzazione? "Purtroppo i tempi dipenderanno dalla disponibilità finanziaria su cui non è possibile fare previsioni: la stima della spesa è di 227.000 (quella dell'intera operazione di restauro del complesso era di 1.600.000 ). Contributi volonterosi, ma necessariamente molto limitati, sono pervenuti anche dalla Regione Lombardia e da un'associazione culturale bustese. Quella che è certa è la volontà della Parrocchia, anzi dei Parrocchiani e dei Cittadini di Sacconago, di portare a termine il programma dei lavori: dopo le opere attualmente in corso, i restauri dovrebbero interessare il campanile e l'ex-canonica con i rustici ed il giardino. Mi piace qui citare le persone che più contribuiscono a questa operazione culturale, che sempre più assume dimensioni di interesse almeno regionale: l'Impresa Dalla Costa per le opere murarie, il Laboratorio San Gregorio per il restauro pittorico, il dottor Roberto Mella Pariani per lo scavo archeologico, il signor Gian Luigi Terreni per gli arredi; infine i numerosi Volontari della Parrocchia, costituitisi in una squadra organizzata denominata il Gabasso (invito i lettori a scoprire il significato di questa parola), senza i quali l'intera operazione sarebbe stata, non dico più difficile, ma semplicemente impossibile". Qualche mese fa, lei ha avanzato perplessità circa il prospettato intervento previsto nel centro storico di Sacconago. Ci sono novità su questi fronti? Come ha risposto la Soprintendenza per i beni Architettonici ed il Paesaggio riguardo il 'vincolo indiretto'? "Le mie perplessità erano soprattutto relative a tre punti: è prevista la demolizione di edifici antichi e l'introduzione di edifici di tipo condominiale, con tipologie, volumi, materiali, presenza di portici, incompatibili con i valori ambientali tradizionali, che sono ancora presenti nel centro storico di Sacconago e che sono degni di salvaguardia e di valorizzazione. L'interesse e l'originalità della struttura urbana del centro storico di Sacconago risiede nel sistema delle due piazze adiacenti alla chiesa, nelle grandi corti e nelle vie, che hanno conservato le dimensioni adatte alle persone (non alle automobili) e l'edificazione a cortina. L'intervento prospettato distrugge molte di queste valenze storico-archiettonico-ambientali. Viene, inoltre, del tutto ignorata la presenza della chiesa, mentre è ormai universalmente riconosciuto il principio che un edificio monumentale vive anche del suo intorno. La mia segnalazione alla Soprintendenza non ha avuto alcuna risposta". Rimanendo in tema di tutela, in un recente intervento di Nicola Grasso, i centri storici sono stati definiti "ambienti dell'uomo" in possesso di caratteri di individualità storico-artistica tali da costituire un unicum da proteggere secondo un disegno organico di tutela e valorizzazione. Quale è il suo giudizio in merito? E quali sono a suo avviso gli strumenti legislativi in grado di proteggere concretamente i nostri centri storici? "Da sempre sostengo che la vita di una comunità cittadina e la sua stessa identità si ritrovano nel suo centro storico. Devono perciò essere salvaguardate e valorizzate le destinazioni d'uso del territorio, i ceti sociali presenti, le attività - produttive, artigianali, terziarie, amministrative, scolastiche, culturali, di ricerca, di tempo libero - oltre agli edifici storici, non solo monumentali, e agli ambienti urbani antichi. Uno strumento di tutela, che potrebbe essere molto concreto ed efficace, è il Piano di Governo del Territorio, sempre che le amministrazioni pubbliche abbiano la sensibilità e le capacità di promuoverlo e di realizzarlo. Nel bando di incarico per la redazione del PGT del Comune di Busto Arsizio - per quanto è noto - non sembra sia contenuto alcun riferimento alla storia plurimillenaria della città. Le soprintendenze sono ancora legate al concetto ottocentesco di 'monumento', spesso si preoccupano di tutelare 'affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli ed altri elementi decorativi' e non gli ambienti urbani; e questo nonostante l'art. 10, comma 4 del Codice dei Beni Culturali indichi tra questi anche 'le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico'. Ma il vero strumento di tutela è la sensibilità dei cittadini, che scuola, istituzioni e amministrazioni pubbliche dovrebbero contribuire a formare; solo così la collettività cittadina potrebbe conservare le sue caratteristiche, perché una comunità priva di identità è una comunità che non esiste". Tornando all'urbanistica storica, non va dimenticato tutto il patrimonio appena fuori la città di Busto che sta svanendo per abbandono ed incuria. Mi riferisco in particolare alla Cascina dei Poveri (dove è nata la Beata Giuliana) che ormai è dimenticata totalmente e lasciata crollare a poco a poco. Ci sono novità su questo fronte? "Le cascine sono una componente essenziale della storia della città: erano fino al secolo scorso un particolarissimo modello urbano, edilizio, economico, sociologico. Che io sappia esiste un programma di recupero per la cascina Burattana. La cascina Brughetto è stata 'restaurata' anni fa ed ha perso le sue caratteristiche storiche e formali. La cascina dei Poveri, nonostante decine di studi, ricerche, appelli, proposte, progetti degli ultimi quarant'anni, è stata abbandonata all'autodistruzione. La stessa sorte stanno subendo le cascine Favana, Vignone, Cassinetta e gran parte delle cascine minori, se non già snaturate da interventi di ristrutturazione". Clara Castaldo
ArteVarese
28 Gennaio 2010
Apri l'armadio e spuntano affreschi antichi
CL
Clara Castaldo
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