ISCHIA Scontri nella notte. La casa demolita è di un disoccupato Arrivano le ruspe gli abusivi si ribellano Adriana Pollice NAPOLI NAPOLI Trecento manifestanti a difesa della villetta della famiglia Impagliazzo, sessanta metri quadrati panoramici in collina, località Fango, piccola frazione di Casamicciola, il comune ischitano dove a novembre scorso la frana causò la morte di una ragazzina. Dall'altro lato della barricata duecento poliziotti arrivati nella notte da Napoli. Il piano di demolizioni disposto dalla procura partenopea va avanti, nonostante i sindaci dell'isola appoggino la rivolta contro i 600 abbattimenti previsti. Un muro umano che prova anche con le barricate a sbarrare il passo alle ruspe, nafta gettata sul manto stradale per renderlo scivoloso, volti coperti e aria di scontro. La tensione è altissima intorno alle nove della mattina. Le forze dell'ordine allontanano i giornalisti prima di far partire la carica: una decina di manifestanti colti da malore, sei gli agenti colpiti dalla sassaiola durante la notte. In cinque si avventano su un uomo aggrappato alla camionetta della polizia, a furia di manganellate lo portano via, le donne urlano, rabbia e paura. Sono nove i denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. I legali della famiglia Impagliazzo, intanto, nella stessa mattinata fanno ricorso al giudice monocratico per bloccare l'esecuzione ma non ci sono i termini. Sospensione respinta e ruspe in azione nel pomeriggio. Sotto una pioggia leggera, in un silenzio irreale, davanti una cinquantina di testimoni, la villetta è andata giù a cominciare dal tetto. Ai proprietari toccherà anche pagare le spese. «Siamo disperati, dormiremo in strada», ripetevano. L'abbattimento era programmato per il 19 gennaio ma, viste le proteste, la sezione ecologia, guidata dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, aveva accordato una proroga che non è servita ad allentare la tensione. E' Legambiente a ricordare le cifre della «cemento connection» in Campania: «In dieci anni - chiarisce Michele Buonomo - sono state realizzate circa 60mila le case abusive, una media di 16 al giorno. Un affare gestito dai clan che, attraverso il mattone, hanno riaffermato il controllo del territorio». Sono circa 10mila gli immobili da abbattere a Napoli, 60mila in una regione che, al rischio sismico, aggiunge il dissesto idrogeologico. A Ischia, ad esempio, l'ultima frana staccatasi in autunno dal Monte Epomeo ha portato alla luce tubature abusive, invasi ostruiti dai rifiuti, villette costruite negli alvei naturali, tutti elementi che hanno amplificato il disastro in una zona fortemente sismica. Nel 2008 un'altra frana travolse una casa abusiva, determinando la morte del padre e dei tre figli. Dati che non turbano il Pdl. Ieri Amedeo Laboccetta, deputato napoletano e membro della commissione Antimafia, invocava ieri l'intervento del prefetto per bloccare la procura mentre i colleghi Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli, firmatari dell'emendamento al decreto «Milleproroghe», che consentirebbe la riapertura dei termini del condono per abusi commessi entro il 2003, rivendicavano la loro iniziativa per difendere i diritti degli ischitani, secondo loro ingiustamente privati dell'ennesima sanatoria. Contraria l'assessore regionale all'urbanistica, Gabriella Cundari: «L'esecutivo non fa che alimentare un modo di agire basato sull'improvvisazione e senza alcun rispetto per le regole». La destra sembra, anche in questo caso, mettere sotto accusa la procura: «Non interferiamo nell'attività legislativa - la risposta di De Chiara - ma ci limitiamo ad applicare la legge vigente e le sentenze definitive, come nel caso in questione». I destinatari delle esecuzioni poi, secondo i contrari, sarebbero soggetti deboli (come nel caso di Giuseppe Impagliazzo, disoccupato con una figlia di 5 anni), che ricorrono all'abuso per necessità, mentre verrebbero risparmiate altre categorie. «Una volta che la sentenza di abbattimento è esecutiva - chiariscono dalla procura - è il sindaco che deve chiedere le provviste finanziarie, necessarie all'esecuzione, alla cassa depositi e prestiti stabilendo, come per Casamicciola, dei quattro provvedimenti quale debba essere eseguito per primo». Ovvio che la famiglia Impagliazzo fornisce elementi alla battaglia contro le ruspe rispetto agli alberghi abusivi o alle ville lussuose, destinatari degli stessi procedimenti. «Siamo costretti a costruirci le case da soli», urlano dalla folla. Eppure nessuno chiede ai Comuni un piano di edilizia popolare, come pure si è fatto a Ischia fino agli anni settanta. Foto: GLI SGOMBERI A PIANURAFOTO CONTROLUCE