QUANDO quelli del Consorzio del Restauro se lo sono ritrovati davanti (era il 2006) il primo, spontaneo gesto fu quello di mettersi le mani nei capelli. Perché l'augusta dimora che nel XVI secolo l'illustre famiglia Fava eresse nell'attuale via Manzoni (l'area a quel tempo portava ancora evidenti i segni dell'urbanistica romana con il passaggio del decumano minore della città, inglobato a sua volta per trasformarlo nell'atrio del palazzo) e che in tempi a noi più vicini passò ai Medica e poi diventò sede dell'Istituto Beni Culturali, era veramente ridotta a un ammasso di muri pericolanti. «I primi interventi propedeutici al restauro vero e proprio spiega Cristiana Todaro che del cantiere, aperto ancora fino a giugno per il recupero della facciata e del cortile interno Liberty, è la responsabile - furono infatti conservativi. La sala carraccesca di Enea pativa di infiltrazioni ma, in generale, lo stato d'abbandono rendeva precaria la stabilità complessiva». Eppure dentro quel contenitore lasciato andare alla malora erano custoditi tesori pittorici di pregio universale: le mani dei Carracci hanno narrato per immagini la storia di Giasone, il mito degli Argonauti e quello del Vello d'Oro, l'Eneide ha ispirato gli alteschi di discepoli come l'Albani e Bartolomeo Cesi. «Purtroppo i distacchi d'intonaco hanno pregiudicato definitivamente in certi casi la lettura delle rappresentazioni». Ma tutto ci che era recuperabile è ora nuovamente restituito alla pubblica fruibilità, un cui assaggio potrà esserci già sabato e domenica quando Bologna si rivela (la manifestazione voluta dalla Fondazione Carisbo) aprirà tra le altre tappe del Museo della Città, anche la stazione di Palazzo Fava. PER TUTTO l'anno appena concluso, il lavoro ha intensamente interessato oltre che le pareti anche i soffitti lignei, coevi alle pitture murali del piano nobile datate 1584. «Sotto, sono state rintracciati lacerti anche di epoche precedenti ma si è preferito mantenere quelle a vista che rappresentano un continuum con i cicli parietali. I legni spiega la Todaro non hanno potuto per ovvie ragioni di scurimento naturale del materiale tornare alla condizione cromatica originale ma ciò che non era irreversibilmente compromesso è stato recuperato. E nell'atrio, seppure non integro, abbiamo potuto tirare fuori il soffitto più antico». Non solo, alla fine, oltre le cinque sale la cui conoscenza e presenza sono storicamente assodate, è emerso dai rilievi stratigrafici e dalle analisi di laboratorio un nuovo ambiente, che nel 500 era unico ed è successivamente stato diviso in due «dove rivela la Todaro le decorazioni ottocentesche ne nascondevano altre di un periodo prossimo a fine 500 raffiguranti scene bucoliche di caccia e pesca». L'AVVENTO della Fondazione Carisbo ha consentito anche di ricostruire le complicate vicende edilizie del complesso, la cui cronologia va fatta risalire all'epoca medievale. «Il nucleo più antico spiega la responsabile del settore analisi del Consorzio, Rossana Gabrielli è quello dov'è l'attuale vano scale appartenuto a un'antica casa-torre ancora insistente sul decumano romano che gli passava davanti. Intorno sono state annesse due case quattrocentesche, le cosiddette Case Fasanini che nel 1516 bruciarono ma furono poi ricostruite e vendute nel 1546 a Filippo di Guglielmo Fava e al figlio Tommaso e la stessa strada romana che diventa l'atrio del palazzo». L'apoteosi dell'avvento dei nuovi proprietari avviene nel 1584 quando viene ultimato il ciclo di Giasone nell'omonima sala del primo piano. «Ma gli interventi decorativi non cessano qui continua la Gabrielli. Nella seconda metà del 700 sia al piano terra che al primo vengono inseriti stucchi e capitelli ai portali che per non ricoprono il preesistente in arenaria. E poi c'è l'atrio che il Rubbiani ridecorò ex novo ma che al di sotto celava le scene originali cinquecentesche, purtroppo in parte rovinate dalla presenza intermedia di un solaio, su cui è ancora in corso lo studio per un'eventuale attribuzione».
BOLOGNA - Palazzo Fava, ritorno al fasto
Il Consorzio del Restauro ha lavorato per restaurare il Palazzo Fava a Bologna. Il palazzo, costruito nel XVI secolo, era stato abbandonato e ridotto a uno stato di degrado. I lavori di restauro sono stati condotti con conservativi e hanno recuperato pitture murali e soffitti lignei. Sono state ritrovate decorazioni ottocentesche e scene bucoliche del 500. Il palazzo ha una storia complessa e ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli. Il Consorzio del Restauro ha potuto ricostruire la cronologia degli interventi edilizie e ha recuperato il soffitto più antico. Il palazzo sarà aperto al pubblico come parte del Museo della Città.
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