La cultura italiana, tradizionalmente collezionistica prima ed estetizzante poi, il bel frammento sempre è valso di più del contesto che gli stava attorno e che viene dimenticato. Avete mai visto in una pinacoteca un quadro con accanto alla didascalia l'immagine o la planimetria della chiesa o del palazzo da cui la pittura proveniva? Il problema sta anche nel fatto che mentre gli oggetti d'arte sono mobili, quindi trasportabili in quei tristi ospedali e depositi che sono i musei, non - è possibile infilare in una stanza un tempio romano, un isolato di Pompei, un tratto delle risaie con ancora tracce della centuriazione, per cui bisogna ricorrere a documenti, immagini, plastici e congegni multimediali. Eppure i nostri musei sono tanti e sono in gran parte espressione dei loro territori; ma oggetti in museo o in magazzino da una parte e paesaggi dall'altra, insomma, non dialogano, si ignorano. Solo la storia, considerata a partire dai documenti materiali, è in grado di aprire le nostre menti verso la comprensione sistemica del nostro patrimonio culturale, che è ovunque sotto i nostri occhi, come l'aria, ma che non riusciamo più a cogliere e che più non visitiamo. Per dominare la grande totalità del reale culturale servono strumenti nuovi, che cataloghino, interconnettano, distinguano nel tempo e fissino in planimetria avvalendosi dei sistemi informativi territoriali, che devono essere a disposizione dello stato, degli enti locali e delle università che mancano. E poi servirebbe la scuola con ore di insegnamento non solo di storia dell'arte, ma anche di storia dell'architettura e del paesaggio, e programmi televisivi. Servirebbero quindi musei delle città, labirinti che non si spiegano da soli, in Italia del tutto carenti. Necessita infine un museo della nostra Penisola, capace di spiegare sinteticamente e unitanamente quali sono state le vicende che hanno caratterizzato questo nostro Paese. Questi musei, del tutto peculiari, non dovrebbero essere collezioni di oggetti, ma appunto musei storici, come tanti ve ne sono in Europa (penso in primo luogo a quello sulla storia della Germania, dai Romani alla caduta del Muro a Beriino e a quello analogo che si vuole attuare a Parigi), dove le cose e le immagini servono a raccontare i tempi e gli spazi mutevoli di una espressione geografica diventata una unica cosa pubblica. Purtroppo di musei ne abbiamo fin troppi nel Paese, quasi tutti di uno stesso genere; ma non abbiamo quelli che ci toglierebbero dall'arretratezza culturale che sfortunatamente ancora ci distingue rispetto al resto d'Europa.