FEMMINE, istruite e appassionate. Ma insoddisfatte. Questo il pubblico dei musei archeologici italiani. Templi della nostra storia millenaria ma che negli ultimi dieci anni hanno perso più di un milione di visitatori e tra il 2007 e il 2008 hanno subito una contrazione de l3,88 per cento degli ingressi e del 1,91 degli introiti lordi. Eppure si tratta di un patrimonio inestimabile, motore del turismo culturale (che dopo dieci anni di continua crescita ha registrato per la prima volta una battuta d'arresto) e dell'economia: il Pil riferito al settore ha un valore pari al 2,6 per cento, circa 40 miliardi di euro. L'indagine L'archeologia e il suo pubblico, condotta dal Centro Studi Gianfranco Imperatori dell'Associazione Civita verrà presentato (e pubblicato da Giunti) nel corso di un convegno lunedì prossimo nella sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini a Roma. Sette le realtà prese in considerazione: i Musei Capitolini, il Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, i Musei nazionali Etruschi di Villa Giulia e di Cerveteri, l'area archeologica di Paestum, i Musei Archeologici nazionali di Napoli e di Firenze. Risultato: il pubblico dell'archeologia è in prevalenza costituito da donne (56,4 per cento), di età compresa tra i 25 e i 44 anni, con un buon livello di istruzione (il 37,1 percento è diplomato, più del 46 per cento con una laurea) e di passione per la cultura, per lo più impiegati (25,2), liberi professionisti (14,4) e studenti (17,7) oltre che disoccupati (10) e operai (8,5). Visitatori preparati, esigenti e critici. Lo studio, condotto attraverso 1.500 questionari, evidenzia infatti i problemi (antichi quanto i reperti esposti) delle collezioni, pannelli informativi, guide e audioguide vengono giudicati insufficienti. Poco chiara la disposizione e la segnaletica dei percorsi tematici. Il visitatore ha l'impressione di perdersi tra la miriade di oggetti, esposti in modo coerente dal punto di vista scientifico, ma sicuramente distante dalle esigenze dei visitatori. Succede, quindi, che si osservino poche opere e in un tempo relativamente breve. Peccato., «Indagare sul pubblico è una premessa essenziale per comprendere come un museo deve essere innovato per migliorare le proprie funzioni», spiega Albino Ruberti, segretario generale di Civita e tra i relaton al convegno insieme con Umberto Croppi, assessore alle Politiche culturali di Roma, il sovrintendente Broccoli, Roberto Cecchi, direttore generale dei beni Culturali, Piero Angela, Wolf-Dieter Heilmeyer, ex direttore del Pergamon Museum di Berlino. «L'insieme dei dati raccolti continua Ruberti rende necessario intervenire su allestimenti e attività didattiche, il cui successo è determinato da tecniche avanzate di comunicazione visiva, linguaggi specialistici e nuove tecnologie».