Ruderi ridotti a discarica: assenti le soprintendenze, l'Ama, i vigili e il servizio giardini Ruderi millenari ridotti a latrine. Celebri tombe circondate da resti di accampamenti di extracomunitari. Strade romane cosparse di immondizie o completamente ricoperte di terriccio. Angoli di marciapiedi devastati, recintati da reti di plastica arancione. Pannelli informativi imbrattati da sgorbi in vernice spray e da adesivi di protesta. Giardinetti usati dai senza tetto come dormitori, ridotti a pantani dagli impianti di irrigazione difettosi. Porta Maggiore, uno dei più celebri ingressi monumentali della Roma antica, soffoca nel degrado. Soprintendenze archeologiche. servizio giardini, Ama, vigili urbani, restano inermi di fronte al deterioramento di un patrimonio culturale che non è soltanto della Capitale, ma dell'umanità intera. Incuria e trascuratezza attaccano il cuore stesso della porta, il famoso sepolcro di Eurisace, posto tra i due archi principali. Il fossato che circonda la monumentale tomba è ancora ingombro da rifiuti: cenci, tavole e bottiglie, giornali, resti dell'accampamento di extracomunitari rimasto per mesi addossato al monumento. Proprio davanti al sepolcro, su piazzale Labicano, a lato della fermata del tram, un tratto di via romana (qui ne confluivano due: la Labicana e la Prenestina), a livello inferiore del piano stradale, è ridotta a una sorta di cassonetto scoperchialo: cartacce, bottiglie di plastica, Alcune immagini di degrado a piazza Maggiore: sporcizia, calcinacci, recinzioni, scritte che sconciano una delle piazze più trafficate del centro di Roma pacchetti di sigarette, ricche, rendono invisibili i tipici basoli della pavimentazione. Procedendo in dirczione nord, verso viale scalo san Lorenzo, l'erba dei giardinetti è quasi tutta secca per la siccità. Le bocchette dell'impianto di irrigazione sono tutte asciutte, tranne un paio, da cui fiotta l'acqua che alimenta due piccoli pantani, tra i quali si stendono logori giacigli di cartone. Al di là delle mura, c'è il tumulo di una tomba sostenuto da una staccionata. Ai piedi del sepolcro, una giacca e altri cenci stratificati. Tra il tumulo e le mura, siringhe abbandonate da eroinomani. A pochi passi dall'arco monumentale nord, ecco, tra i ruderi in laterizio, una miserabile cuccia per gatti, fatta di pezzi di elettrodomestici e pannelli. Al di là dei binari della Roma-Pantano, due piccoli recinti di plastica arancione racchiudono angoli di piazza che sembrano essere stati colpiti da un bombardamento chirurgico. Pali metallici a terra, tombini fuori sede, asfalto in pezzi, frammenti di cemento, inframmezzati da buste di rifiuti. Tra i due recinti, una vecchia cabina semaforica ferroviaria è tutta imbrattata di vernice rosa e blu. È un crescendo di degrado: ad alcuni metri in dirEzione di via di Porta Maggiore, il bagno pubblico interrato è aperto ma proprio nella nicchia d'ingresso dell'ascensore ci sono escrementi e ovatta sporca. Il vecchio telefono del parcheggio-taxi è scardinato. Restano solo i fili penzolanti. Proprio al centro di piazza di Porta Maggiore, in corrispondenza dei due archi centrali, l'unico pannello informativo è illeggibile, ricoperto com'è da vernice spray e adesivi dei pacifisti (come si ricorderà, piazza Maggiore doveva essere uno dei posti di blocco del movimento per impedire l'eventuale passaggio di Bu-sh, lo scorso 4 giugno). Pochi metri a sud, in dirEzione di via Eleniana, una spianata di terriccio con qualche filo d'erba e tante bottiglie di birra, lattine, fazzolettini e cartacce, ricopre un tratto di strada romana perfettamente conservata, prima visibile e transennata, ma perennemente ricoperta dalle erbacce e dalle immondizie e ultimamente anche dalle stesse transenne, piegate e sradicate da un'auto impazzita, e mai riparate. Appena a lato, appoggiato a un lampione, la carcassa di un motorino senza targa e un palo arrugginito con una tabella ormai illeggibile. Verso via Eleniana sotto due alberelli è legata una carrozzina di un barbone, stracarica di masserizie. Subito dietro, c'è l'angolo più degradato della porta. Una nicchia che emerge dal terreno è chiusa con un pannello di multistrato strappato a un mobile economico. Dietro, ciotole per i gatti. Addossato alle mura e nascosto da rampicanti, un anfratto è ridotto a una lurida latrina: escrementi tra pannelli di compensato, bottiglie di birra vuote, una vecchia batteria. A pochi metri, in direzione degli archi centrali, nella strettoia tra due muri, in piena vista, c'è una piccola discarica: cenci, vecchi giornali, bottiglie di plastica.