ROMA - Una stanza per il figlio di qua, una sopraelevazione al fabbricato di là. La copertura per il garage sotto casa, lallargamento del capannone industriale. Il famoso «piano casa» del «più 20 per cento» del governo Berlusconi - frutto di unintesa con le regioni stipulata nellaprile dellanno scorso - era rimasto in stand-by. Dapprima un decreto, poi le polemiche e lo stop, infine la delega alle Regioni che lo hanno quasi tutte adottato, ma con parecchie remore ed eccezioni al via alla cementificazione. Adesso, in quel calderone che è il decreto Milleproroghe approdato al Senato, ecco un emendamento del relatore Lucio Malan, Pdl, che punta a spazzare via incertezze e «dubbi interpretativi», come spiega lui. «Per il rilancio delleconomia attraverso ledilizia» si possono prevedere «interventi di trasformazione mediante incentivazioni volumetriche in deroga alle norme esistenti». Emendamento destinato a superare le forche caudine dellammissibilità al quale saranno invece sottoposti tutti i 646 depositati ieri in commissione Affari costituzionali. Dentro il calderone, come sempre, è sbocciato di tutto. Soprattutto dai banchi della maggioranza. Ha tutti i connotati di unaltra sanatoria, paesaggistica stavolta, lemendamento proposto dai pidiellini Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli che rispolvera il condono del 2003 per far cadere anche i paletti sugli abusi su «beni ambientali e paesistici». Una «speciale sanataoria» che si applica «anche agli abusi edilizi realizzati entro il 31 marzo 2003». Gli interessati, se lemendamento diventasse legge, avrebbero tempo fino al 31 dicembre 2010. Dentro il decreto, che già nel nome dà lidea del guazzabuglio, cè anche tanta roba seria. La riapertura dei termini per i rimborsi ai risparmiatori Alitalia, la proroga al 31 dicembre di questanno della sospensione degli sfratti, un taglio ulteriore sugli uffici dei dirigenti della pubblica amministrazione. Come il rinvio al 2011, già contestato dalle opposizioni, del taglio del 20 per cento delle poltrone di comuni e province e degli stipendi doro dei consiglieri regionali. Era tutto previsto dal decreto Calderoli, ora stoppato da un emendamento Pdl (sempre Malan). Il fatto è che tutti provano a infilare quel che si può e dei paesi loro, nel Milleproroghe. Così, il leghista Massimo Garavaglia da Marcallo con Casone, nel Milanese, propone con altri colleghi che in un particolare segmento della A4, la Milano-Brescia, «nel tratto intersezione A4-A26» di particolare interesse per i proponenti, venga incentivato dal governo il dirottamento dei Tir su «percorsi alternativi». Come pure è rispuntato lemendamento che propone «sgravi fiscali per gli acquirenti di tartufi dai raccoglitori dilettanti o occasionali», un milione di euro lanno. Firma del relatore Malan, «sono piemontese, vero, ma del Piemonte ovest, quasi Francia - precisa lui - la patria del tartufo è il Piemonte meridionale». Che poi è più o meno il sentimento che ha spinto il senatore pidiellino beneventano Cosimo Izzo a chiedere 1,5 milioni lanno per tre anni per il Comune di Pietralcina (provincia di Benevento), prorogando i benefici della legge del 2006 varata in occasione della beatificazione di Padre Pio. Cè anche il democratico Raffaele Ranucci che in barba alla crisi e ai tagli propone listituzione di una pubblica «Scuola superiore di alta formazione per il turismo» al modico costo di 10 milioni lanno da moltiplicare per i prossimi tre. Questo e tanto altro che comunque non preoccupa ancora le opposizioni, in attesa dellesame in prima commissione e poi in Bilancio. «Non è il caso di fare allarmismi, siamo alle comiche iniziali» per dirla col dipietrista Francesco Pardi. Appare più preoccupato il presidente della commissione Affari costituzionali, Carlo Vizzini (Pdl), chiamato a una prima scrematura: «Ci sono emendamenti di tutti i colori, spero che scatti anche tra i colleghi una proroga in nome del buonsenso».