SCANNO, ma anche Roma, Milano, Venezia. Un'Italia di piccole e grandi patrie, un'Italia minima e immensa, umile e coreografica, imprevista e smagliante nei suoi squarci improvvisi che screpolano il luogo comune del già visto, del già detto, del già fotografato. O lo confermano in una velocissima passerella di gesti e di figure, di paesaggi cittadini ed agresti, di "natura" e di "civiltà" combinate insieme, mescolate ogni volta nella chiusura di uno scatto, nella volontà di fermare un volto, una scena, un intero affresco da Catania a Milano, dalle balze di Vulcano ai chiaroscuri del Ponte di Rialto. Luoghi, anzi visioni, "Doppie visioni" dell'Italia quelle proposte alle Scuderie del Quirinale (fino al 28 agosto) affidate all'occhio di venti fotografi (dieci italiani e dieci stranieri) che raccontano in parallelo, e nel confronto, il Belpaese dall'immediato dopoguerra fino ad oggi con i suoi tanti e contrastanti volti, le bellezze ma anche gli scempi, le contraddizioni, i paesaggi sfigurati, i segni della storia e la continuità del mito. Ecco la Luzzara di Zavattini dove vivono ancora nel 1953, e rivivono venti anni dopo come cristallizzati dalla precedente conoscenza fotografica precisa come una ricerca antropologica, i riti legati alla terra e alla natura con tutti i protagonisti e le comparse in posa. Che si rincorrono nelle immagini di chi si appresta a metterli in scena davanti all'obbiettivo, come capita a Paul Strand, prima e a Gianni Berengo Gardin, nel 1973. Ecco le "rovine" di una presenza (casuale e incontrollabile) dell' "antico" nel puzzle della città moderna e caotica. Ecco luoghi e spazi diversi, i vulcani, dove la natura è ancora incontenibile e selvaggia, "spettacolo" da cogliere nel suo farsi improvviso, nella sua forza primigenia che non accetta mediazioni come nella documentazione di Roger Ressmeyer e Antonio Biasiucci. Ecco i luoghi del dolore, i manicomi di Arezzo, Torino, Napoli, Venezia inseguiti dall'obbiettivo di Carla Cerati e Raymond Depardon: l'emarginazione ha la violenza di corpi rattrappiti e espulsi dalla logica delle buone abitudini comunitarie, dei riti della festa e dell'incontro. Ecco i luoghi del lavoro che va scomparendo nell'età globalizzata: sono ad esempio le tonnare di Trapani e di Carloforte in cui si lotta contro le forze della natura ma anche contro la storia e il suo incalzare inevitabile che ancora commuove, per quel tanto di epico e di nostalgico che vi addensa, lo sguardo (possente) di Sebastão Salgado e quello più (intenerito) di Giorgia Fiorio. E' un racconto anche "doppio" quello proposto dalla mostra (il catalogo è pubblicato dall'agenzia "Contrasto" con due saggi di Peter Schneider e Francesca Sanvitale e le schede a cura di Giovanna Calvenzi) che assimila le suggestioni e le rimette in circolazione parallela. Come nei bianchi e neri romani di William Klein in cui viene raccontata una città nervosa e stupita, e in quelli quasi coevi di Mario Carrieri dove scivola e quasi diventa invisibile, senza tratti realistici, una Milano nevosa e brumosa. Un racconto che attraversa e "buca" gli anni ricostruendoli come in una festosa passerella in cui tutto tiene: l'"orrendo" non riscattato da nessuna estetica dell'architettura contemporanea, il carro funebre di Napoli, l'enorme bocca del mostro di Bomarzo con le pecore che vi pascolano accanto. Dalle tenui rappresentazioni di un mondo non toccato dalla modernità, infilzato in una lontananza quasi da fiaba (la Scanno di Cartier- Bresson e Mario Giacomelli) si passa alla globalità della vacanza diffusa ad ampio raggio, con la sequela dei corpi tutti uguali e tutti indifesi. Su di essi l'impietosa pietas di Massimo Vitali e Martin Parr si esercita in una doppia fisiognomica fotografica (più da affresco collettivo il primo, più da dettaglio fiammingo il secondo) scoprendo, come se fosse per la prima volta, le pelli arrossate, le forme debordanti, le piccole manie e i gesti dell'evasione vacanziera in cui tutti ci sentiamo in qualche maniera coinvolti, a nostro modo "protagonisti".
Mostre - Scuderie del Quirinale venti maestri dell'immagine raccontano il Belpaese
La mostra "Doppie visioni" alle Scuderie del Quirinale esplora l'Italia attraverso le fotografie di venti fotografi italiani e stranieri. La mostra racconta l'Italia dall'immediato dopoguerra fino ad oggi, con i suoi tanti e contrastanti volti, bellezze e scempi. Le immagini mostrano la natura selvaggia, le "rovine" della città moderna, i luoghi del dolore e del lavoro che va scomparendo. La mostra è un racconto doppio che assimila le suggestioni e le rimette in circolazione parallela. Le fotografie mostrano la globalità della vacanza diffusa ad ampio raggio, con la sequela dei corpi tutti uguali e tutti indifesi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo