Disperata ricerca dei soldi per il taglio a 4 aliquote. Rivolta dei comuni La lunga riunione sui nodi dell'economia a cui hanno partecipato ieri anche il premier Silvio Berlusconi e il vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini non ha prodotto un documento unitario da sottoporre al vertice serale di palazzo Chigi. Ci sono però delle proposte, frutto soprattutto del lavoro degli uomini di Alleanza nazionale e in particolare del viceministro dell'economia Mario Baldassarri e di Maurizio Leo, fiscalista di An. La tesi di fondo del documento è che solo con i tagli non si va da nessuna parte, ci vuole anche qualcosa d'altro. E soprattutto ci vogliono tanti soldi per realizzare la mitica riforma fiscale. A nome dell'Udc, Ivo Tarolli poco prima dell'inizio del vertice di palazzo Chigi ha confermato che la riunione sull'economia ha lasciato intatte tutte le differenze. E ha anche aggiunto che se proprio si vogliono ridurre le tasse, bisognerà mettere in campo una finanziaria per il 2005 da 30 miliardi. Le differenze a cui allude Tarolli spiccano soprattutto sulla questione della riduzione fiscale, cavallo di battagli prioritario di Berlusconi, di Forza Italia, ma anche della Lega. Per An e Udc il calo delle tasse deve essere ammorbidito, reso compatibile con l'equilibrio delle finanze pubbliche e con la necessità di rilanciare l'economia. Il capogruppo dei senatori leghisti, Francesco Moro, ha teso a minimizzare le proposte. «Abbiamo solo offerto ai politici un ventaglio di possibilità», ha detto poco prima dell'avvio del vertice delle 21. I «tecnici» hanno dunque preparato il terreno per i politici. «Le proposte le faranno i politici - ha detto Lorenzo Necci del Nuovo Psi - noi abbiamo dato gli elementi per decidere». P er rilanciare l'economia ci vuole una scossa che potrebbe essere determinata dalla riduzione delle tasse (a partire dalle imprese, ma non solo) e dalla valorizzazione dell'enorme patrimonio artistico e ambientale dell'Italia. Il governo - se riesce a trovare un nuovo equilibrio politico - si appresta così a lanciare una nuova grande privatizzazione dei beni pubblici da mettere sul mercato. Il governo dovrebbe insomma marciare su una linea tremontiana temperata. Le due aliquote fiscali di Tremonti diventano infatti tre con l'aggiunta di una temporanea. La prima aliquota dovrebbe essere al 23, la seconda al 33 e la terza al 37-39. A queste dovrebbe essere aggiunta una quarta aliquota al 41-43 che però dovrebbe durare fino al 2006-2007. Il documento di ieri prevede anche l'innalzamento della «no tax area» a 8 mila euro. Questa mediazione, salvo le decisioni dell'Udc, dovrebbe tentare di quadrare il cerchio all'interno del governo. Se dovesse essere accettata la proposta - che poi è un'elaborazione di un'idea che Baldassarri aveva lanciato quando era ancora ministro Tremonti, sarebbe salva la parola d'ordine della riduzione delle tasse, ma i possibili effetti potrebbero essere estesi anche ai ceti medi, così come sta cercando di fare An. Nella proposta economica ci sono però altri due capitoli essenziali per la politica del governo: l'accelerazione delle riforme (fisco e pensioni) e l'avvio in grande di una nuova stagione di liberalizzazioni e privatizzazioni. In questo contesto rispunta perfino una previsione ottimistica sul lavoro: entro il 2008, sperano i tecnici del governo, si potrebbero creare 500 mila nuovi posti di lavoro. Sempre entro il 2008 dovrebbe essere ricondotto sotto il 100 il debito pubblico. E dal 2008 sarebbero cancellate per sempre anche le pensioni di anzianità e innalzata l'età con l'ormai famoso scalone. Per il sud viene prevista una specie di «terapia d'urto», mentre ci si affida alla gestione privatizzata dell'enorme patrimonio pubblico italiano. Intanto scoppia la rivolta dei sindaci contro il taglio del 10 delle risorse previsto dal decreto legge. Il primo a esporsi è stato il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Per contrastare la parte della manovra antideficit del governo che riguarda il taglio ai comuni, il sindaco torinese propone addirittura la «disobbedienza civile». Bisogna cioè opporsi al taglio del 10 delle risorse destinate agli anti locali. Da qui a dicembre il taglio sarà di un miliardo e 400 milioni.